Il tramonto dell’ideale di crociata (SECONDA PARTE)

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Luigi IX si imbarca verso Tunisi

SECONDA PARTE: UN RE IN CATENE

LA PREPARAZIONE SPIRITUALE DELLA VII CROCIATA

Nonostante l’opposizione dei nobili, della regina madre e del vescovo di Parigi, Luigi IX rimane fermo nel suo proposito di partire e inizia ad organizzare la spedizione. 

La preparazione della crociata è duplice, la volontà del re era che i francesi arrivassero alla crociata pronti sia spiritualmente che materialmente. Obiettivo della preparazione spirituale era quello di evitare che la crociata fallisse a causa dei peccati degli stessi cristiani (di questo si è già discusso nella prima parte dell’articolo, a proposito di Bernardo di Chiaravalle). Le colpe che si volevano espiare prima della partenza non erano personali, ma collettive, di tutto lo Stato e dell’amministrazione francese, come era tipico della mentalità medievale. Re Luigi fece stilare un elenco delle ingiustizie commesse dagli inquirenti del re in suo nome e, per ben due anni, il re ripagò con il tesoro della corona i torti giudiziari commessi. L’obiettivo di Luigi era quello di lasciare dietro di sé un paese pacificato e in pace con la corona, portando avanti

una sorta di politica penitenziale dell’amministrazione regia, volta a riscattare i peccati della stessa amministrazione. (cit. J. Le Goff, San Luigi)

Il comportamento del re doveva essere esemplare per tutti. Lo storico francese Nain de Tillemont (1637-1698) dice che re Luigi:

dopo la sua partenza da Parigi, non vestì più abiti o pellice di colore scarlatto o verde o di altri colori sgargianti. […] Rinunciò inoltre a ogni ornamento d’oro e d’argento sulla sua armatura e sui finimenti del suo cavallo. (cit. N. de Tillemont, Vie de Saint Luis)

La profonda dimensione religiosa si percepiva anche dall’esercito in marcia da Parigi ad Aigues-Mortes: alla partenza, il re aveva indossato sia la tracolla che il bordone, simboli dei pellegrini, e tutto l’esercito, secondo quanto riporta Joinville, biografo del re Luigi, non portava alcun ricamo sulle armature.

LA PREPARAZIONE MATERIALE

A metà del XIII secolo lo spostamento di migliaia di uomini, animali e carriaggi per migliaia di chilometri rappresentava un problema di enorme difficoltà. Gli storici sono incerti nel valutare l’attendibilità dei numeri che ci forniscono le cronisti dell’epoca, e propendono per una stima notevolmente al ribasso.

Ad esempio, stando alle fonti dell’epoca, le cifre per la I crociata sono esorbitanti: dai 120.000 ai 360.000 uomini (il numero di cavalieri  era circa un decimo del totale dei soldati, e i cavalli dovevano essere circa il doppio dei cavalieri).

Nonostante questo, i dati che abbiamo riguardo la VII crociata sembrano attendibili. A fornirceli è lo stesso Jean de Joinville, biografo del re. Nel 1248 Luigi IX dispose di circa 2.500-2.800 cavalieri (accompagnati da 7.000 cavalli), per un totale di 15.000-20.000 soldati.

Questi soldati si mossero da Parigi verso la Camargue, diretti alla città-porto di Aigues-Mortes, fatta costruire pochissimi anni prima, nel 1240, da re Luigi stesso.

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Cinta muraria di Aigues-Mortes, fatta costruire nel 1240 da Luigi IX.

Nelle prime crociate il pellegrinaggio armato verso Gerusalemme (il termine “crociata” è molto più tardo) avveniva solitamente a piedi, passando per l’Ungheria e per Costantinopoli, capitale che puntualmente si ritrovava assediata e saccheggiata. Con il raffinarsi dell’organizzazione crociata, e con la progressiva diminuzione dei “pellegrini poveri”, il trasferimento delle milizie avvenne via mare, con il sostegno delle flotte di Genova e Venezia.

Anche le crociate organizzate dai sovrani francesi predecessori di Luigi IX si erano sempre basate sull’aiuto massiccio, per quanto riguarda la marina e la logistica, di genovesi e veneziani.  Ciò avveniva perché il regno di Francia era privo di sbocchi sul Mediterraneo. Le zone costiere infatti appartenevano ai duchi di Provenza, che erano in contrasto con la corona. La situazione cambia grazie al matrimonio di re Luigi con la duchessa di Provenza, Margherita (matrimonio combinato dai genitori nel 1229, quando Luigi aveva dodici anni e Margherita appena otto).  Questo matrimonio diede alla corona francese il dominio diretto di Aigues-Mortes, primo sbocco sul Mediterraneo del regno.

Da questo possedimento Luigi ebbe la possibilità di mettere in moto una vera e propria politica che consentì alla Francia di affacciarsi al Mediterraneo. Aigues-Mortes doveva servire soprattutto per agevolare l’arrivo dei mercanti e delle mercanzie italiane:

Il Mediterraneo nel XIII secolo è anche uno spazio economico. Sono le città italiane che, dalla parte cristiana, lo dominano. […] Quando Luigi IX fa costruire, sul litorale da poco unito al regno di Francia, il porto di Aigues-Mortes, vi scorge soprattutto un interesse economico. Vuole svilupparvi il commercio e attirarvi i mercanti italiani, genovesi all’occorrenza. […] Con Aigues-Mortes Luigi IX fa del Mediterraneo una nuova frontiera, un nuovo orizzonte per la Francia. (cit. J. Le Goff, San Luigi)

Nonostante ciò, una vera e propria marina militare francese è ancora di là da venire. Le navi, infatti, furono ancora noleggiate da Genova: 250 navi di 38 metri di lunghezza e 14 di larghezza a timone laterale. Joinville osserva ammirato la preparazione della flotta, e ricorda come

il frumento e l’orzo, raccolti nei campi, prima di essere imbarcati formavano delle “montagne”. (cit. J. de Joinville, Storia di San Luigi)

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Navi a timone laterale della flotta veneziana. Immagine presa da questa URL

IL RE OLTRE IL MARE

La crociata di re Luigi, senza l’aiuto dell’imperatore, senza l’aiuto dei re di Spagna, senza la presenza organizzativa del papa, si presentava in tutto e per tutto come una

regia crociata francese. (cit. J. Flori, Le crociate)

La partenza avvenne il 25 agosto 1248 e la flotta raggiunse Cipro a metà settembre dello stesso anno. Il primo obiettivo del pellegrinaggio armato di re Luigi era l’Egitto, perché a Il Cairo risiedevano il fulcro del potere musulmano sul Medio Oriente e la dinastia fondata dal Saladino. A causa del cattivo tempo, però, lo sbarco venne ritardato e Luigi aspettò quasi un anno accampato con il suo esercito, fino il giugno del 1249. Quando le operazioni militari ripresero, l’esercito crociato conquistò la città di Damietta e poi puntò verso Il Cairo.

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Damietta è la città contrassegnata in rosso. Nella cartina è anche possibile vedere l’isola di Cipro, la posizione di Gerusalemme e Il Cairo.

L’esercito crociato si accampò sulle rive del Nilo, di fronte al campo egiziano di Mansura, città sul delta orientale del Nilo. Qui, nel febbraio 1250, il fratello del re si lanciò contro gli egiziani, senza aspettare il grosso delle truppe, con le quali vi era anche Luigi IX, che era ancora impegnato a guadare il Nilo, e venne massacrato dai musulmani.

I crociati sono inoltre colpiti da una violenta epidemia, della quale è vittima lo stesso re, e sono costretti a ripiegare a Damietta. Jean de Joinville descrive così l’epidemia:

“per l’infelicità del paese, dove non cade mai una goccia d’acqua, ci colpì la malattia dell’esercito: nelle gambe la carne tutta seccava e la pelle coprivasi di macchie nere e terrose come un vecchio stivale; e le gengive marcivano; e chiunque fosse colpito da tale malattia non poteva sfuggire alla morte. L’indizio della morte era questo, che quando il naso sanguinava, era forza morire. […] La malattia cominciò a infierire nel campo, e tanto ai nostri uomini marcivano le gengive, che i barbieri dovevano tagliare la carne morta, acciocché potessero masticare e inghiottire. Moveva a pietà sentire per tutto il campo i lamenti di quelli a cui tagliavano la carne morta, ché urlavano come le donne che hanno le doglie del parto.” (J. de Joinville, Storia di San Luigi)

IL RE PRIGIONIERO

Il 6 aprile 1250 l’esercito francese, stremato dalle epidemie, venne sconfitto a Fariskur, nei pressi del Nilo. Il re fu catturato e restò nelle mani dei saraceni per un mese, fino al maggio 1250, quando

fu pagato il riscatto di 400.000 lire tornesi per lui e per gli altri prigionieri. (cit. J. Flori, Le crociate)

La notizia della sconfitta e della cattura del re scosse profondamente l’Occidente: tornarono a riecheggiare  le parole di Bernardo di Chiaravalle, secondo il quale il motivo del fallimento delle crociate andava ricercato nella volontà divina che voleva punire i peccati dei cristiani, ed inoltre in Francia si andò spontaneamente formando la “crociata dei pastorelli”. Questa crociata era composta per lo più da poveri che, mossi dai predicatori, avevano intenzione di recarsi, a piedi, in Egitto per liberare il re:

gruppi di contadini in rivolta che si erano scatenati contro il papa e il clero che propagandavano la crociata contro Corrado di Svevia mentre il re Santo, in Oriente, esponeva la propria vita senza ricevere soccorso alcuno. (cit. F. Cardini, Studi sulla storia e sull’idea di crociata)

La crociata dei pastorelli fu soppressa per ordine della regina madre Bianca di Castiglia, che aveva ricevuto il compito di reggere il regno di Francia durante l’assenza del figlio Luigi. Ma il malcontento popolare continuava a serpeggiare, per trasformarsi a volte in aperta accusa nei confronti della Chiesa e del potere politico.

Una volta liberato, però, Luigi IX prese una decisione inaspettata e sconvolgente: contrariamente a tutti i suoi predecessori, che erano rimasti in Terrasanta esclusivamente il tempo delle campagne militari, Luigi decise di rimanervi. Dopo aver stretto una tregua di dieci anni con il Sultano, Luigi scrisse da Acri una lettera al popolo di Francia per giustificare i motivi della decisione. Nella lettera racconta in modo abbastanza puntuale della sua prigionia, della morte in battaglia del fratello, delle sue sconfitte e delle sue vittorie. Nella stessa lettera affida il governo a sua madre Bianca di Castiglia, che lo terrà fino alla morte, avvenuta nel 1252. Questa missiva, trasportata in Francia dai fratelli del re Carlo d’Angiò e Alfonso di Poitiers, è la prova dell’esistenza di un’opinione pubblica di un certo peso, testimoniata dalla preoccupazione del re di tenerla informata.

…Nella terza parte dell’articolo, re Luigi tornerà in patria ma, angustiato dall’insuccesso, organizzerà una nuova crociata, dalla quale il suo corpo tornerà solo dopo essere stato bollito.

Autore: Alessandro Ardigò

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