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Il tramonto dell’ideale di crociata (TERZA PARTE)

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Luigi IX riceve la Corona di spine di Cristo
L’ULTIMA CROCIATA

I tormenti del re

Luigi, impegnato nel Mediterraneo a fortificare Acri, Cesarea e Giaffa, decise di tornare in Francia soltanto nel 1254, dopo aver appreso della morte della madre, nonché reggente del regno, Bianca di Castiglia. 

Sulla strada del ritorno, Luigi era interiormente alla ricerca delle motivazioni del fallimento della sua crociata. In linea con il pensiero medievale, Luigi pensava che i suoi peccati e quelli dei suoi sudditi ne fossero la causa. Ciò ci è suggerito dal comportamento del re. Luigi sbarca in Provenza, ora posta sotto  il comando di suo fratello Carlo d’Angiò, con l’intenzione di incontrare il predicatore francescano Ugo di Digne (120? – 1256). Il frate minore era famoso per le sue posizioni contrarie alle crociate, posizioni che in quel periodo trovavano vasta eco. Cosa si siano detti non viene riportato dalle cronache del tempo, ma è più che lecito supporre che abbiano discusso, appunto, del senso delle crociate. Anche il cronachista Matteo Paris testimonia del basso stato d’animo di Luigi IX al ritorno dalla crociata:

[Il re] non volle accettare alcuna consolazione dal suo popolo che lo accoglieva festante. (cit. M. Paris, Cronica Maiora)

Per tutti i sedici anni che intercorsero fra la settima e l’ottava crociata, Luigi IX non mutò gli abiti dimessi che aveva assunto facendosi crociato nel 1248. Come scrive Le Goff:

San Luigi era passato dalla semplicità, che aveva sempre praticato, all’austerità. Luigi  IX era divenuto il re “escatologico”, quel re prendeva su di sé le sofferenze e l’espiazione del Cristo per liberare il suo popolo.  (cit. J le Goff, San Luigi)

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Cavalieri crociati assaltano una fortezza musulmana. Immagine presa da questa URL

Il re rinnova il voto: l’VIII crociata

La decisione di intraprendere una nuova crociata fu annunciata dal re il 24 marzo 1267 durante un’assemblea di baroni.

Come per la crociata precedente, la partenza del futuro San Luigi fu preceduta da un’ondata di predicazioni, dal divieto di indire tornei, dal divieto di proferire bestemmie e da un’ulteriore requisitoria nei confronti degli ebrei, i quali furono obbligati a portare sugli abiti un segno distintivo di color scarlatto e a partecipare, affinché si convertissero, ai sermoni dei predicatori cristiani.

A livello internazionale l’accoglienza dell’VIII crociata fu ancora più tiepida rispetto a quella precedente. In primo luogo a causa dell’assenza del papa, visto che il trono papale era vacante (i cardinali, che pure erano riuniti nel Concilio di Viterbo, non elessero nessun papa dal 1268 al 1271); poi, come per la settima crociata, nessuno degli altri sovrani occidentali vi prese parte, eccezion fatta per il re d’Inghilterra, che decise di non partecipare di persona, ma inviò suo figlio.

Lo stesso biografo di Luigi IX, Joinville, si rifiuterà di partecipare, adducendo l’interessante argomentazione che “avrebbe fatto più favore a Dio standosene a controllare i propri possedimenti, che erano stati devastati durante la sua assenza, che non andare a liberare i luoghi santi dagli infedeli”. Lo spirito crociato ormai era al tramonto: come scrive lo storico Jacques le Goff, la cristianità si stava ripiegando su se stessa.

Data la scarsezza di documentazione storica e data la maggiore disaffezione a questa crociata rispetto alla precedente, gli studiosi tendono a ridimensionare il numero dei militari che vi presero parte. Jean Flori, ad esempio, stima un ammontare complessivo non superiore ai 15.000 uomini (un quarto in meno rispetto alla crociata precedente), il che significa non più di un migliaio di cavalieri.

Di nuovo il re attraversa il mare

Anche per questa crociata il re salpò dalla “sua” Aigues Mortes, e anche in questa occasione il re dimostrò lungimiranza politica. Esasperato dalle trattative con i veneziani per il noleggio di imbarcazioni, le face costruire dai genovesi, ma invece di affittarle le comprò, di modo che restassero di proprietà del regno di Francia. Per la prima volta, quindi, i francesi ebbero una loro flotta e un loro ammiraglio: Florent de Verennes (?-1270), primo ammiraglio della storia francese (per la crociata del 1248 Luigi aveva affidato la flotta, come era consuetudine, a due ammiragli genovesi).

Re Luigi incaricò tre suoi dignitari (la moglie venne esclusa) di governare il regno e, nel marzo 1270, si recò in Saint Denis per prendere l’orifiamma, vale a dire lo stendardo dei re francesi, che si credeva imbevuto del sangue di San Dionigi e che tradizionalmente, posto in cima ad una lancia, indicava la messa in marcia dell’esercito. Come per la crociata precedente, Luigi, oltre che prendere le insegne militari, prese anche il bastone da pellegrino.

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Antica rappresentazione dell’orifiamma francese. La vetrata si trova nella cattedrale di Chartres. Immagine presa da questa URL

L’VIII crociata: una crociata che nemmeno inizia

Invece di recarsi a Gerusalemme o in Egitto come nella crociata precedente, Luigi decise di puntare su Tunisi. Le ragioni di questa scelta sono totalmente sconosciute. Alcuni storici credono che ci furono grosse pressioni da parte del fratello Carlo d’Angiò, desideroso di stabilire un ponte fra la “sua” Sicilia e la vicinissima Tunisia. Nel 1266, infatti, l’Angiò era entrato in possesso della Sicilia e di Napoli, battendo a Benevento Manfredi di Svevia (1232-1266), figlio dell’imperatore Federico II. Altri storici, invece, come Flori, più volte citato in questo articolo, non credono nella tesi esposta sopra, per il semplice fatto che le navi di Luigi non utilizzarono come base la Sicilia del fratello, bensì il porto di Cagliari.

Comunque sia, lo sbarco a Tunisi avvenne il 17 luglio 1270. Subito una devastante epidemia di dissenteria (o di tifo) colse l’esercito crociato. Il 3 agosto muore Giovanni Tristano, figlio del re. Anche re Luigi IX si ammala. Le sue condizioni vanno man mano peggiorando e, dopo poco, il 25 agosto, muore. Goffredo di Beaulieu, frate domenicano e confessore del re, è testimone oculare della sua morte e afferma, nella Vita et sancta conversatio piae memoriae Ludovici IX, che Luigi sarebbe morto invocando San Dionigi e dicendo, a mezza voce, “Gerusalemme, Gerusalemme”.

Così, dopo una permanenza di solo un mese, l’esercito crociato si trovava di nuovo nelle condizioni di abbandonare il campo e tornare in patria. L’VIII crociata, insomma, l’ultima “ufficiale”, non ebbe nemmeno inizio.

Il corpo del re

Il giorno immediatamente seguente la morte di Luigi, suo figlio Filippo III (1245-1285) prese il controllo dell’esercito regio e si fece prestare giuramento dai baroni. Ma il momento era carico di tensioni: anche il fratello del re, Carlo d’Angiò, politico e militare ormai di lungo corso, tentò di imporsi sull’esercito.

I due contendenti entrarono presto in rotta. Il motivo formale della contesa fu proprio il corpo di Luigi IX che, si vociferava, era già in odore di santità. Il corpo di un così importante sovrano, infatti, non poteva stare lontano dalla sua patria, e soprattutto non poteva rimanere a Tunisi, terra sconsacrata popolata da infedeli. Era necessario riportarlo in terra cristiana quanto più integro possibile.

Alcuni uomini, allora, presero il suo corpo, tolsero le interiora e le parti molli, e lo divisero in pezzi più piccoli, che fecero bollire con acqua e vino, di modo da poter dividere le carni dalle ossa.

Filippo III e Carlo d’Angiò litigarono per quali parti del corpo dovessero spettare a uno e quali all’altro. In un mondo profondamente “figurale” come era quello medievale, poter avere nel proprio regno le reliquie di un re Santo significava assicurare protezione e prosperità, ai propri occhi e a quelli dei sudditi. E ovviamente vi era una notevole differenza fra il possedere le parti molli e il possedere le ossa, cioè le parti dure, che proprio per la loro durevolezza potevano garantire protezione e prestigio alla monarchia.

La contesa alla fine fu vinta dal figlio Filippo III, il quale si tenne le ossa, e probabilmente anche il cuore.

Come la Morte di Artù segna l’apoteosi funebre della cavalleria, così le crociate di san Luigi sono la mortale conclusione del periodo delle crociate. (cit. J. Le Goff, San Luigi)

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Crociati stringono le mani a infedeli. Immagine presa da questa URL

Il tramonto dell’ideale di crociata

Le crociate di San Luigi sono le ultime grandi crociate, le ultime, per lo meno, ad essere considerate ufficialmente delle crociate. Nonostante l’immagine del re Santo ne accresca in prestigio, in Occidente cresce notevolmente la disaffezione verso le crociate, tanto che, in Occidente:

non ci sarà più una crociata generale. (J. le Flori, Le crociate)

Un fortissimo motivo di risentimento nei confronti della crociata è da ricercarsi nell’opposizione della popolazione alla fiscalità della Chiesa. L’organizzazione delle crociate, infatti, era in una parte non indifferente finanziata dalla Chiesa, la quale recuperava i fondi applicando le odiate decime.

Durante le prime crociate gli oneri economici delle spedizioni ricadevano sul crociato stesso, che spesso, per poter rifornirsi dell’equipaggiamento, impegnava (con la Chiesa stessa) una parte cospicua della sua terra e dei suoi averi. Già a partire dalla seconda crociata, però, comincia a delinearsi una organizzazione economica più strutturata. Ben presto il papa arriva all’imposizione di una decima a quanti non partono per la crociata: questa decima è applicata sia dai re sia dal papa e, a seconda del momento, può variare da un quarantesimo del reddito, a un ventesimo o a un decimo. Nel XIII secolo la riscossione e l’utilizzo delle imposte per la crociata subisce delle storture notevoli e viene fortemente contestata:

Re e principi non tardano ad arrogarsi il diritto di riscuotere da sé queste decime, che rendono davvero tanto, e che vengono destinate ad altro. È un esempio che sarà seguito dai papi: Gregorio IX destina alla guerra contro Federico II una parte della decima riscossa per la crociata contro gli albigesi, che già si poteva considerare un’aberrazione. Questi abusi e queste distrazioni di somme suscitano molte critiche, e gettano discredito sulla crociata e sul papato. (cit. J. le Flori, Le crociate)

Inoltre, a partire dal papato di Innocenzo III (1198-1216), la crociata viene sempre più svincolata dall’idea di “pellegrinaggio in Terrasanta” e l’esercito crociato è inteso sempre più come un’arma di esclusiva competenza papale. Rifiutare la crociata, ad un certo punto, significò rifiutare le direttive teocratiche di Roma. Manifestare opposizione della politica papale per mezzo del rifiuto della crociata era un’idea che si diffuse fra molti, anche perché i papi e re sempre più volentieri bandivano crociate “interne” contro i loro nemici:

Nel XIII secolo si assistette a un’applicazione su vasta scala dell’ideologia e dell’attività crociata come risposta ai problemi di difesa, espansione e controllo della cristianità. È possibile trovare tracce dei crucesignati in Siria, Egitto, Grecia, Spagna, Francia, nel Baltico, in Inghilterra, Germania, Maiorca e Italia, sui più disparati campi di battaglia quali Mansura, Lincoln, Lewes e il lago Peipus. Crucesignati combatterono a favore e contro Enrico III d’Inghilterra o Federico II di Germania. L’elenco dei nemici della croce incluse musulmani, russi, albigesi, aragonesi, greci, italiani, bosniaci, slavi, baltici, mori e mamelucchi, infedeli, eretici, ribelli e rivali politici del papato. (cit. C. Tyerman, L’invenzione delle crociate)

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Papa Innocenzo III. Immagine presa da questa URL

Nel Duecento si assiste inoltre a un radicale cambio di prospettiva ideologica e spirituale, favorito dalla diffusione degli ordini mendicanti, in particolare dei francescani: gradualmente la conquista della Gerusalemme terrena viene sostituita con la conquista della Gerusalemme celeste, che  è da ricercare non più all’esterno ma all’interno di se stessi. Era convinzione di molti predicatori francescani che

ci si dovesse rivolgere agli infedeli non più con le armi, bensì con l’esempio e con la predicazione della Buona Novella. (cit. F. Cardini, Bernardo, Francesco, Bonaventura e il superamento spirituale dell’idea di crociata)

La conversione dell’infedele diventa uno dei motivi della crociata, idea che durante le prime crociate non era nemmeno contemplata. E proprio per questo motivo il giudizio di Le Goff sulle crociate del XIII secolo è molto duro:

Si è sostenuto che le crociate avrebbero aiutato la cristianità occidentale a prendere coscienza di se stessa e testimonierebbero l’esistenza di una nuova sensibilità religiosa. Se ciò è vero questa è una risposta che arriva in ritardo e contraddice, quanto meno nel XIII secolo, l’evoluzione interna della cristianità nel momento in cui essa trova una via più pacifica e più feconda nell’interiorizzazione della coscienza individuale. (cit. J. le Goff, San Luigi)

Fine della terza ed ultima parte. 

Bibliografia
  • F. Cardini, Studi sulla storia e sull’idea di crociata, Jouvence, Roma 1993.
  • F. Cardini, Bernardo, Francesco, Bonaventura e il superamento spirituale dell’idea di crociata, in “Studi francescani”, LXXI, 1974.
  • J. De Joinville, Storia di San Luigi, Il Cigno GG edizioni, Roma 2000.
  • J. Flori, Le crociate, Il Mulino, Bologna 2000
  • J. Le Goff, San Luigi, Einaudi, Torino 1996.
  • W. C. Jordan, Louis IX and the challenge of the crusade, Princeton 1979
  • C. Tyerman, L’invenzione delle crociate, Einaudi, Torino 2000

Autore: Alessandro Ardigò

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Se invece vuoi vedere un film ispirato alle vicende di Luigi IX, ti consiglio I cavalieri che fecero l’impresa diretto da Pupi Avati.

1 commento su “Il tramonto dell’ideale di crociata (TERZA PARTE)”

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    Articolo curato ed estremamente interessante. Ottimi spunti di riflessione e di analisi, che si possono riproporre anche in contesto scolastico.

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