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Il declino dell’ideale di Crociata – Luigi IX e la Settima crociata

Luigi IX – una miniatura

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1.Il voto crociato di Luigi IX
1.1 Il fervore del re
A metà del XIII secolo il sentimento di crociata – o, come sarebbe meglio chiamarlo, di “pellegrinaggio armato”, visto che il termine “crociata” è un termine molto più tardo – , anche se riusciva ancora ad accendere  gli animi di nobiltà e popolo,  nondimeno  appariva  profondamente mutato e indebolito rispetto  al sentimento che animò le prime crociate. Una parte del ceto dirigente era ormai sfiduciata dalle crociate e, in maniera più o meno palese, ne contestava l’utilità.
Ne sono una prova gli eventi occorsi nel Regno di Francia nella metà del secolo XIII. Sul trono francese regnava allora re Luigi IX (1214-1270) il quale, nel 1244, si ammalò gravemente, tanto da far temere per la sua vita. Il suo biografo, Jean de Joinville (1224-1317), ci riferisce che chi assisteva il re malato fu tentato più volte di coprirgli gli occhi con il velo mortuario bianco. “Ma il Signore Gesù Cristo, che ebbe compassione del re, gli ridonò la salute” e Luigi, “appena fu in grado di parlare, chiese di farsi crociato” (cfr. J. DE JOINVILLE, Storia di San Luigi).

Il voto del re a seguito della guarigione soltanto un secolo prima sarebbe parso un gesto encomiabile, ma ora scatena reazioni contrastanti. Il cronachista Matteo Paris (1200-1259), ad esempio, riferisce che sia la madre del re, sia il vescovo di Parigi cercarono di dissuadere Luigi dalla partenza per la crociata. Essi fecero notare al re che, siccome egli aveva pronunciato il voto quando non era ancora pienamente guarito, e quindi non era ancora in pieno possesso delle sue facoltà, il voto poteva considerarsi nullo. Ma Luigi:

con quel misto di ruvidezza, di finzione teatrale e di humor che, a quanto sembra, amava spesso manifestare, strappò con violenza la croce cucita sulla sua veste e ordinò al vescovo di Parigi di ridagliela affinché “nessuno potesse più dire che aveva preso la croce senza sapere quel che faceva”, giacché questa volta era sano di corpo e di mente.
LE GOFF, 2007

Luigi IX in fervente preghiera
Luigi IX in fervente preghiera

1.2 Una tiepida accoglienza
La reazione della regina madre e del vescovo di Parigi può considerarsi emblematica dello scoraggiamento nei confronti delle crociate che si era ormai diffuso fra la classe dirigente di metà XIII secolo. I nobili avrebbero preferito un re in patria rispetto a un re assente in terre esotiche, un re che badasse agli interessi interni piuttosto che un re che sperperasse il patrimonio della corona organizzando spedizioni militari.

Anche a livello internazionale, l’appello di Luigi IX alla crociata fu accolto soltanto in maniera puramente esteriore. In quegli anni sedeva sul soglio pontificio Innocenzo IV e l’imperatore era Federico II. Papa e imperatore erano occupati in un’aspra lotta fra loro (Federico venne scomunicato ancora nel 1245), pertanto non potevano concedersi distrazioni a favore del sovrano francese. I due, così, benedirono la “santa volontà” di Luigi IX, ma concretamente non inviarono alcun aiuto. Lo stesso fecero i sovrani spagnoli, ancora impegnati nella Reconquista, allora anch’essa intesa come una crociata (nel 1248 Ferdinando III strappò Siviglia ai Mori).

L’annuncio di Luigi IX per la Settima crociata, in effetti, veniva da mezzo secolo di fallimenti. La VI crociata (1228-1229), condotta da Federico II, si concluse con la riconquista di Gerusalemme a seguito di quello che, dai cristiani dell’epoca, fu visto come uno scandaloso accordo con i nemici musulmani. La V crociata (1217-1221), indetta da papa Innocenzo III (1161-1216) ma intrapresa dal suo successore papa Onorio III (1150-1227), non arrivò mai a Gerusalemme: si fermò in Egitto a causa di dissidi interni. Nemmeno la IV  crociata (1202-1204), indetta ancora da papa Innocenzo III, non arrivò a Gerusalemme: fu dirottata a Costantinopoli, che venne incendiata e saccheggiata. La III crociata (1189-1192), promossa da Riccardo Cuor di Leone e Federico Barbarossa, vide la morte per annegamento del potente imperatore germanico sul fiume Göksu, nel sud dell’attuale Turchia, molto prima di arrivare a Gerusalemme.

Ognuna di queste sconfitte aveva contribuito a rafforzare e a diffondere l’opinione espressa da Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) nella sua opera De consideratione libri quinque ad Eugenium III. Secondo l’abate cistercense, infatti, il motivo del fallimento delle crociate andava ricercato nella volontà divina, che voleva punire i peccati dei cristiani stessi, e in particolar modo quelli della chiesa, accusata di “lucrare” sopra il movimento crociato.
Non è un caso allora se, nel XIII secolo, parallelamente al tramonto dell’ideale di crociata, (le crociate successive a quelle di re Luigi IX, sebbene ci furono, sono difficilmente definibili come “crociate”, per il loro carattere non ufficiale), si rafforzò l’idea, connessa al pensiero del già citato Bernardo, che andassero colpiti i peccati dei cristiani, e che quindi si dovessero bandire delle crociate interne, rivolte contro i cristiani medesimi, per lo più tacciati di eresia, come ad esempio la crociata contro gli Albigesi (1209-1229).

UNSPECIFIED – CIRCA 1754: Siege of a town led by Godefroy de Bouillon (c1060-1100) 1st Crusade (1095-1099), showing Saracens firing arrows at Crusaders as they attempt to scale the walls. From manuscript of Roman de Godefroy de Bouillon. (Photo by Universal History Archive/Getty Images)

2. La Settima crociata
2.1 Prepararsi spiritualmente
Nonostante l’opposizione dei nobili, della regina madre e del vescovo di Parigi, Luigi IX rimase fermo nel proposito di partire e iniziò ad organizzare la spedizione.
La preparazione della crociata fu duplice; il fervente re voleva infatti che i francesi arrivassero alla crociata pronti spiritualmente, ancor prima che materialmente. La preparazione spirituale doveva ottenere l’intercessione e la benevolenza di Dio: si doveva quindi evitare che la crociata potesse fallire a causa dei peccati degli stessi cristiani. Questo atteggiamento rifletteva direttamente quanto affermato da Bernardo di Chiaravalle e discusso poco più sopra. In linea con la religiosità medievale, le colpe che si volevano espiare prima della partenza non erano personali, individuali, ma collettive, di tutto lo Stato e dell’amministrazione francese. A tal proposito, Re Luigi fece stilare un elenco delle ingiustizie commesse dagli inquirenti del re in suo nome e, per ben due anni, il re ripagò con il tesoro della corona i torti giudiziari commessi. L’obiettivo di Luigi era quello di lasciare dietro di sé un paese pacificato e in pace con la corona, portando avanti “una sorta di politica penitenziale dell’amministrazione regia, volta a riscattare i peccati della stessa amministrazione” (cfr. LE GOFF, San Luigi).
Il comportamento del re doveva essere esemplare per tutti. Lo storico francese Nain de Tillemont (1637-1698) dice che re Luigi: “dopo la sua partenza da Parigi, non vestì più abiti o pellice di colore scarlatto o verde o di altri colori sgargianti. […] Rinunciò inoltre a ogni ornamento d’oro e d’argento sulla sua armatura e sui finimenti del suo cavallo”. (cit. DE TILLEMONT, Vie de Saint Luis).

La profonda dimensione religiosa di cui si era fatto carico il re si percepiva guardando l’esercito, in marcia da Parigi verso Aigues-Mortes (il porto dove sarebbero salpati i crociati). Alla partenza, infatti, il re aveva voluto indossare sia la tracolla che il bordone, simboli dei pellegrini, e tutto l’esercito, secondo quanto riporta Joinville, “non portava alcun ricamo sulle armature.

Luigi IX lava i piedi a un povero
Luigi IX lava i piedi a un povero

2.2 Prepararsi materialmente
A metà del XIII secolo lo spostamento di migliaia di uomini, animali e carriaggi per migliaia di chilometri rappresentava un problema di enorme difficoltà. Gli storici sono incerti nel valutare l’attendibilità dei numeri che ci forniscono i cronisti dell’epoca, e propendono per una stima notevolmente al ribasso.
Ad esempio, stando alle fonti dell’epoca, le cifre per la I crociata sono esorbitanti: dai 120.000 ai 360.000 uomini (il numero di cavalieri  era circa un decimo del totale dei soldati, e i cavalli dovevano essere circa il doppio dei cavalieri).

Nonostante questo, i numeri che abbiamo riguardo la VII crociata sono stati ritenuti attendibili dagli storici. A fornirceli è lo stesso Jean de Joinville, biografo del re. Nel 1248 Luigi IX dispose di circa 2.500-2.800 cavalieri (accompagnati da 7.000 cavalli), per un totale di 15.000-20.000 soldati.
Questi soldati si mossero da Parigi verso la Camargue, diretti alla città-porto di Aigues-Mortes, fatta costruire pochissimi anni prima, nel 1240, da re Luigi stesso.

2.3 Uno sbocco sul mare per la corona francese
Nelle prime crociate il pellegrinaggio armato verso Gerusalemme era avvenuto solitamente a piedi, passando per l’Ungheria e per Costantinopoli, capitale che puntualmente si ritrovava assediata e saccheggiata. Con il raffinarsi dell’organizzazione crociata, e con la progressiva diminuzione dei “pellegrini poveri”, il trasferimento delle milizie avvenne via mare, con il sostegno delle flotte di Genova e Venezia.

Anche le crociate organizzate dai sovrani francesi predecessori di Luigi IX si erano sempre basate sull’aiuto massiccio, per quanto riguarda la marina e la logistica, di genovesi e veneziani.  Ciò avveniva perché il regno di Francia era privo di sbocchi sul Mediterraneo. Le zone costiere infatti appartenevano ai duchi di Provenza, che erano in contrasto con la corona. La situazione cambiò grazie al matrimonio di re Luigi con la duchessa di Provenza, Margherita, matrimonio oculatamente combinato dai genitori nel 1229, quando Luigi aveva dodici anni e Margherita appena otto. Questo matrimonio diede alla corona francese il dominio diretto di Aigues-Mortes, primo sbocco sul Mediterraneo del regno.
Da questo possedimento Luigi ebbe la possibilità di mettere in moto una vera e propria politica che consentì alla Francia di affacciarsi al Mediterraneo. Aigues-Mortes doveva servire soprattutto per agevolare l’arrivo dei mercanti e delle mercanzie italiane:

il Mediterraneo nel XIII secolo è anche uno spazio economico. Sono le città italiane che, dalla parte cristiana, lo dominano. […] Quando Luigi IX fa costruire, sul litorale da poco unito al regno di Francia, il porto di Aigues-Mortes, vi scorge soprattutto un interesse economico. Vuole svilupparvi il commercio e attirarvi i mercanti italiani, genovesi all’occorrenza. […] Con Aigues-Mortes Luigi IX fa del Mediterraneo una nuova frontiera, un nuovo orizzonte per la Francia.
LE GOFF, 2007

La corona francese ebbe così un porto, ma non ancora una flotta. Una vera e propria marina militare francese è ancora di là da venire. Le navi furono noleggiate come al solito da Genova: 250 navi di 38 metri di lunghezza e 14 di larghezza a timone laterale. Joinville osserva ammirato la preparazione della flotta, e ricorda come “il frumento e l’orzo, raccolti nei campi, prima di essere imbarcati formavano delle “montagne” (cit. J. DE JOINVILLE, Storia di San Luigi).

La cinta muraria di Aigues Mortes
La cinta muraria di Aigues Mortes

3. Un re oltre il mare
3.1 In Egitto
La crociata di re Luigi, senza l’aiuto dell’imperatore, senza l’aiuto dei re di Spagna, senza la presenza organizzativa del papa, si presentava in tutto e per tutto come una “regia crociata francese” (cfr. J. FLORI, Le crociate).
La partenza avvenne il 25 agosto 1248. La flotta salpò da Aigues-Mortes, raggiunse Cipro a metà settembre dello stesso anno e lì fece tappa.
Successivamente, re Luigi e i suoi pellegrini armati puntarono le loro prue verso l’Egitto: a Il Cairo, infatti, si trovavano il cuore del potere musulmano sul Medio Oriente e la dinastia fondata dal Saladino. A causa del cattivo tempo, però, lo sbarco venne ritardato e Luigi dovette aspettare quasi un anno accampato con il suo esercito. Le operazioni militari, infatti, ripresero solo nel giugno 1249: l’esercito crociato conquistò la città di Damietta e poi puntò verso Il Cairo.

3.2 Epidemie africane
L’esercito crociato si accampò sulle rive del Nilo, di fronte al campo egiziano di Mansura, città sul delta orientale del Nilo. Qui, nel febbraio 1250, l’esercito francese segnò la prima sconfitta: il fratello del re si lanciò contro gli egiziani senza aspettare il grosso delle truppe, con le quali vi era anche Luigi IX, che era ancora impegnato a guadare il Nilo, e venne massacrato dai musulmani.

Poco dopo, una violenta epidemia incombette sull’accampamento cristiano. Lo stesso re ne fu vittima, e i crociati dovettero ripiegare su Damietta, conquistata nel 1249. Jean de Joinville descrive così l’epidemia:

per l’infelicità del paese, dove non cade mai una goccia d’acqua, ci colpì la malattia dell’esercito: nelle gambe la carne tutta seccava e la pelle coprivasi di macchie nere e terrose come un vecchio stivale; e le gengive marcivano; e chiunque fosse colpito da tale malattia non poteva sfuggire alla morte. L’indizio della morte era questo, che quando il naso sanguinava, era forza morire. […] La malattia cominciò a infierire nel campo, e tanto ai nostri uomini marcivano le gengive, che i barbieri dovevano tagliare la carne morta, acciocché potessero masticare e inghiottire. Moveva a pietà sentire per tutto il campo i lamenti di quelli a cui tagliavano la carne morta, ché urlavano come le donne che hanno le doglie del parto.
J. DE JOINVILLE, Storia di San Luigi


3.3 Un re prigioniero

Il 6 aprile 1250 l’esercito francese, stremato dalle epidemie, venne sconfitto a Fariskur, nei pressi del Nilo. Il re fu catturato e restò nelle mani dei saraceni per un mese, fino al maggio 1250, quando “fu pagato il riscatto di 400.000 lire tornesi per lui e per gli altri prigionieri” (cit. J. FLORI, Le crociate).

La notizia della sconfitta e della cattura del re scosse profondamente l’Occidente: tornarono a riecheggiare  le parole di Bernardo di Chiaravalle, secondo il quale il motivo del fallimento delle crociate andava ricercato nella volontà divina che voleva punire i peccati dei cristiani, ed inoltre in Francia si andò spontaneamente formando la “crociata dei pastorelli”. Questa crociata era composta per lo più da poveri che, mossi dai predicatori, avevano intenzione di recarsi, a piedi, in Egitto per liberare il re:

gruppi di contadini in rivolta che si erano scatenati contro il papa e il clero che propagandavano la crociata contro Corrado di Svevia mentre il re Santo, in Oriente, esponeva la propria vita senza ricevere soccorso alcuno.
cfr. CARDINI, Studi sulla storia e sull’idea di crociata

La crociata dei pastorelli fu soppressa per ordine della regina madre Bianca di Castiglia, che aveva ricevuto il compito di reggere il regno di Francia durante l’assenza del figlio Luigi. Ma il malcontento popolare continuava a serpeggiare, per trasformarsi a volte in aperta accusa nei confronti della Chiesa e del potere politico.

3.4 Il re preferisce l’Egitto
Una volta liberato, però, Luigi IX prese una decisione inaspettata e sconvolgente: contrariamente a tutti i suoi predecessori, che erano rimasti in Terrasanta esclusivamente il tempo delle campagne militari, Luigi decise di rimanervi. Dopo aver stretto una tregua di dieci anni con il Sultano, Luigi scrisse da Acri una lettera al popolo di Francia per giustificare i motivi della decisione. La lettera raccontava in modo abbastanza puntuale della prigionia, della morte in battaglia del fratello, delle sconfitte e delle vittorie. Nella stessa lettera, il re affidava il governo a sua madre Bianca di Castiglia.
Questa missiva, portata in Francia dai fratelli del re, Carlo d’Angiò e Alfonso di Poitiers, che non vollero rimanere lontano dalla Francia, per noi è la prova dell’esistenza di una sorta di opinione pubblica di un certo peso, e della preoccupazione del re di tenerla informata.

1st crusade (1096-1099). The Byzantine allied with the Crusaders Manuscript 14th century

4. Il ritorno del fervente sconfitto
4.1 I tormenti del re
Luigi, impegnato nel Mediterraneo a fortificare Acri, Cesarea e Giaffa, decise di tornare in Francia soltanto nel 1254, dopo aver appreso della morte della madre, nonché reggente del regno, Bianca di Castiglia. Per la verità, Bianca morì due anni prima, nel 1252: due anni quindi, per far transitare una notizia da Parigi ad Acri.

Possiamo immaginare re Luigi sulla strada del ritorno interiormente alla ricerca delle motivazioni del fallimento della sua crociata. Possiamo ragionevolmente supporre che il sovrano francese, in linea con il pensiero medievale, pensasse che i suoi peccati e quelli dei suoi sudditi fossero la causa della sconfitta. Ciò ci è suggerito dal comportamento del re. Luigi, infatti, sbarca in Provenza, ora posta sotto il comando di suo fratello Carlo d’Angiò, con l’intenzione di incontrare il predicatore francescano Ugo di Digne (120? – 1256). Il frate minore era famoso per le sue posizioni contrarie alle crociate, posizioni che in quel periodo trovavano eco sempre maggiore. Cosa si siano detti non viene riportato dalle cronache del tempo, ma è più che lecito supporre che abbiano discusso, appunto, del senso delle crociate.
Anche il cronachista Matteo Paris testimonia del basso stato d’animo di Luigi IX al ritorno dalla crociata:

[Il re] non volle accettare alcuna consolazione dal suo popolo che lo accoglieva festante.
PARIS, Cronica MaJora

Inoltre, il devotissimo Luigi IX non mutò mai gli abiti dimessi che aveva assunto facendosi crociato nel 1248. Come scrive Le Goff:

San Luigi era passato dalla semplicità, che aveva sempre praticato, all’austerità. Luigi  IX era divenuto il re “escatologico”, quel re prendeva su di sé le sofferenze e l’espiazione del Cristo per liberare il suo popolo.
LE GOFF, San Luigi

Questi abiti dimessi, re Luigi li terrà per sedici lunghi anni, fino a che non ebbe un’altra devotissima visione: bandire l’Ottava crociata. L’ultima dell’Occidente.
Di questa si parlerà nel prossimo articolo.

Fine dell’articolo
Autore: Alessandro Ardigò
Revisione: Mario Taccone

Bibliografia

  • F. Cardini, Studi sulla storia e sull’idea di crociata, Jouvence, Roma 1993.
  • F. Cardini, Bernardo, Francesco, Bonaventura e il superamento spirituale dell’idea di crociata, in “Studi francescani”, LXXI, 1974.
  • J. De Joinville, Storia di San Luigi, Il Cigno GG edizioni, Roma 2000.
  • J. Flori, Le crociate, Il Mulino, Bologna 2000
  • J. Le Goff, San Luigi, Einaudi, Torino 1996.
  • W. C. Jordan, Louis IX and the challenge of the crusade, Princeton 1979
  • C. Tyerman, L’invenzione delle crociate, Einaudi, Torino 2000

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