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La Divina Commedia, maestra di Retorica. Proposte per un manuale

Introduzione
Ogni moto dell’anima, ogni intuizione della mente, ogni contenuto razionale o passionale, dal momento del suo concepimento fino alla traduzione dell’espressione letteraria fruibile, viene dal suo autore sottoposto ad un consapevole, sapiente lavoro di magistero tecnico.
Senza questa fatica di elaborazione stilistica, l’opera prodotta non attinge il valore di ipersegno che consente di collocarla nel patrimonio culturale e universale della Letteratura.
La letteratura in genere, e la poesia in particolare, esprimono infatti i loro contenuti e la forza della loro ispirazione ricorrendo a tecniche espressive radicate nella cultura letteraria e nella tradizione formale, classificate sotto il nome di figure retoriche.
L’incolto non potrà mai essere letterato o poeta, proprio come non potrà mai essere pittore, scultore o musicista chi non possiede gli strumenti e le tecniche per dipingere, scolpire, musicare. In sostanza, la privazione dei mezzi espressivi tarpa le ali anche alla fantasia, all’inventiva, all’intelligenza, alle aspirazioni più alte.
Abbiamo quindi individuato molti degli artifici, delle figure e degli ornamenti retorici utilizzati da Dante (in particolare nella Commedia), per innalzare la sua esperienza letteraria al livello dell’arte, attraverso una elaborazione formale atta a sostenere e potenziare le capacità di significazione del testo.
Per facilitarne la memorizzazione e affinare le capacità di analisi critica dei testi, anche sotto il profilo degli artifizi retorici, ho raccolto e fornisco in dispensa, un repertorio di “figurae in verbis singulis” (che modificano parole singole nel testo), e “figurae in verbis coniunctis” (che modificano un’intera catena di parole nel testo), con appropriate esemplificazioni e chiarimenti.
Si tenga presente che metafora e metonimia appartengono sia all’area delle parole singole che all’arco delle parole associate.
Lo studente potrà fare uso della dispensa per una lettura più smaliziata e consapevole dei testi.
Giuseppe Piantoni

Prontuario: 

FIGURE GRAMMATICALI:

metaplasmi o mutazioni che il significante può subire già all’interno di una singola parola

●     aferesi, alterazione, apocope, composizione, crasi, diastole, epentesi, metatesi, mutamento, paragoge o epitesi, sincope, sistole, tmesi

FIGURE DI COSTRUZIONE:

metatassi o schemi e figure che modificano le strutture della frase

●     allitterazione, anacolùto, anàfora, anàstrofe, asindeto e polisindeto, chiasmo, climax, coblas capfinidas, concinnità, ellissi, enàllage, endìadi, enumerazione, figura etimologica, ipàllage, ipèrbato, ipotassi, omotelèuto, paronomàsia o bisticcio, paratassi, pleonasmo, prolessi, sinonimia, solecismo, zeugma

   
FIGURE DI PAROLA:

metasememi o figure retoriche propriamente dette che implicano un mutamento dei significati

●     antonomasia, denominazione, ipèrbole, litote, metàfora, metonimia, onomatopèa, sinèddoche, sinestesìa

   
FIGURE DI PENSIERO:

metalogismi o schemi che modificano l’intero contenuto della frase

●     adùnaton, allegorìa, antìfrasi, antìtesi, apòstrofe, concessione, comunicazione, correzione, dialogismo, dubitazione, ènfasi, epifonèma, esclamazione, eufemismo, inciso, ipotiposi, interrogazione, ironia, ossìmoro, paradosso, perìfrasi, preterizione, prosopopea, reticenza, similitudine, sospensione.

FIGURE GRAMMATICALI
 
ALTERAZIONE: di un termine mediante uso di prefissi (prostesi) o di suffissi
 

es. “E come il barattier fu disparito

es. “L’anima semplicetta non sa nulla”

es. “Non ti rimembra di quelle parole/con le quai la tua Etica pertratta /le tre disposizion…”

es. “Con archi e asticiuole prima elette”

es. “Io sono colui che tenni ambo le chiavi /del cor di Federigo, e che le volsi, /serrando e disserrando…”

es. “I’ m’assestai in su quelle spallacce

COMPOSIZIONE: associazione di due termini già in uso fusi in uno solo con nascita di neologismi
 

es. “E già iernotte fu la luna tonda”

es. “Sopragridar ciascuna s’affatica/la nova gente: <Soddoma e Gomorra!>”

es. “Dove l’acqua di Tevero s’insala

es. “E diedi ‘l viso mio incontr’al poggio/che ‘nverso il ciel più alto si dislaga

es. “Ed elli a me: <Perché i nostri diretri/rivolga il cielo a sé, saprai>”

es. “E io a lui: <Tuo vero dir m’incora/bona umiltà>”

es. “Fu viso a me cantare essa sustanza/sopra la qual doppio lume s’addua

es. “Dio vede tutto, e tuo veder s’inluia

es. “Questo centesimo anno ancor s’incinqua

es. “Già non attendere’ io tua dimanda/s’io m’intuassi, come tu t’inmii

es. “…colà dove gioir s’insempra

es. “Chè quella viva luce che sì mea/dal suo lucente, che non si disuna/da lui né da l’amor ch’a lor s’intrea

es. “D’i Serafin colui che più s’india

es. “Quella che ‘mparadisa la mia mente”

es. “E però prima che tu t’inlei/rimira giù”

es. “…’l numero loro/più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla

  molti i termini composti utilizzati nel linguaggio comune:

es. tragicomico, giammai, fantascienza, teleschermo, cinescopio, eurocomunismo, sottoscala…

DIASTOLE: spostamento dell’accento tonico al fine di rendere piana una parola sdrucciola per esigenze ritmiche
  es. “Esso atterrò l’orgoglio degli Aràbi

es. “Et ai Cristiani dannerà l’Etiòpe,/quando si partiranno i due collegi/l’uno in eterno ricco e l’altro inòpe

MUTAMENTO: alterazione di una parola per mutamento d’una o più lettere

es. “Non fiere li occhi suoi lo dolce lome?” (lume)

es. “Ier, più altre cinqu’ore che quest’otta” (ora)

es. “E tu in grande orranza non ne sali” (onoranza)

es. “E di Maremma e di Sardigna i mari/fossero in una fossa tutti insembre” (insieme)

es. “Se la nostra memoria non s’imboli” (involi)

es. “S’io avessi le rime e aspre e chiocce…/…ma perch’io non l’abbo” (ho)

PARAGOGE O EPITESI: addizione di una lettera o di una sillaba alla fine di una parola
 

es. “L’anima tua è di viltade offesa” (viltà)

es. “Vuolsi così colà dove si puote” (può)

es. “…già son levati/tutt’i coperchi, e nessun guardia face” (fa)

es. “Perch’io m’accorsi che ‘l passo era lici” (lì)

es. “E vidi uscir del l’alto e scender giùe” (giù)

es. “E come questa immagine rompeo (ruppe)/sé per sé stessa, a guisa di una bulla/cui manca l’acqua sotto qual si feo” (fe’)

es. “In te misericordia, in te pietate, (pietà)/in te magnificenza, in te s’aduna/quantunque in creature è di bontate” (bontà)

SINCOPE: soppressione di una lettera o di una sillaba nel corpo di una parola
 

es. “A che e come concedette amore /che conosceste i dubbiosi disiri?” (desideri)

es. “Qual è colui che grande inganno ascolta/che li sia fatto, e poi se ne rammarca” (rammarica)

es. “Poscia passò di là dal co del ponte” (capo)

es. “Fammiti conto o per luogo o per nome” (conosciuto)

es. “Fer la città sovra quell’ossa morte” (fecero)

es. “Quand’elli un poco rappaciati foro” (riappacificati)

es. “<Non ti meravigliar perch’io sorrida>/mi disse, <appresso il tuo pueril coto>” (cogito)

SISTOLE: spostamento dell’accento tonico al fine di rendere sdrucciola una parola piana o rendere piana una parola tronca, per esigenze ritmiche
  es. “La notte ch’i’ passai con tanta pièta
TMESI: divisione di un termine in due parti distinte, con inserzione tra le due parti di altre parole. Può anche accadere che la prima parte del termine stia alla fine di un verso e la seconda all’inizio del verso successivo
  es. “Così quelle carole, differente/mente danzando…”
FIGURE DI COSTRUZIONE
 
ALLITTERAZIONE: ripetizione dei medesimi suoni all’inizio di due o più parole o anche all’interno di esse.
 

es. “Io fui per ritornar più volte volto

es. “…la meretrice/infiammò contra me li animi tutti/e li ‘infiammati infiammar si Augusto”

es. “Papè Satan, papè Satan aleppe!”

es. “Cred’io ch’ei credette ch’io credesse

es. “Rifatto sì come piante novelle/rinovellate di novella fronda”

es. “…sì ch’a sua barca/carcato più di carco non si pogna”

es. “Le fronde onde s’infronda tutto l’orto/de l’ortolano eterno…”

ANACOLUTO: rottura della regolare concordanza sintattica nella costruzione di una frase, dove una proposizione resta in sospeso e viene seguita da un’altra con soggetto diverso. È tipica del linguaggio parlato.
  es. “E que’ che guarderà tuttor la strada / certana sie che gli parrà morire”
ANAFORA: consiste nel riprendere una parola o un gruppo di parole all’inizio di due frasi o di due versi o di due strofe successive
 

es. “Per me si va nella città dolente/per me si va nell’etterno dolore/per me si va tra la perduta gente”

es. “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende…/Amor, ch’a nullo amato amar perdona…/Amor condusse noi ad una morte”

es. “Vieni, crudel, vieni, e vedi la pressura…/vieni a veder la tua Roma che piagne…/vieni a veder la gente quanto s’ama!”

es. “A così riposato, a così bello/viver di cittadini, a così fida/cittadinanza, a così dolce ostello”

es. “S’io meritai di voi, mentre ch’io vissi,/s’io meritai di voi assai o poco…”

es. “Deh, perché vai? Deh, perché non t’arresti?”

es. “Vedea colui che fu nobil creato…/Vedea Briareo, fitto dal telo…/Vedea Timbreo, vedea Pallante e Marte…/Vedea Nembrot a piè del gran lavoro…”

ANASTROFE: inversione dell’ordine normale dei termini nella costruzione di una frase
 

es. “Ombre mostrommi e nominommi a dito”

es. “In questa forma lui parlavi e audivi”

es. “E dimanda ne fei con prieghi mista”

es. “Di sé facea a se stesso lucerna”

es. “E volse i passi suoi per via non vera,/immagini di ben seguendo false”

es. “E come li stornei ne portan l’ali/nel freddo tempo”

es. “L’altro vedete ch’a fatto a la guancia/de la sua palma, sospirando, letto”

ASINDETO: consiste nell’assenza della congiunzione fra i vari termini di una enumerazione o fra due o più proposizioni (assenza di congiunzione coordinativa o consecutiva o avversativa o dichiarativa o causale)
 

es. “Se’ savio; intendi me ch’io non ragiono”

es. “Da me stesso non vegno:/colui ch’attende là, per qui mi mena”

es. “…riconoscimi se sai:/tu fosti, prima ch’io disfatto, fatto”

es. “…onorate l’altissimo poeta;/l’ombra sua torna, ch’era dipartita”

POLISINDETO: consiste nel legare con ripetute congiunzioni diverse proposizioni o vari membri di una frase
 

es. “E mangia e bee e dorme e veste panni”

es. “Dicono e odono e poi son giù volte”

es. “Ali hanno late e colli e visi umani”

es. “E con parole e con mani e con cenni/reverenti mi fè le gambe e il ciglio”

es. “Biondo era e bello e di gentile aspetto”

CHIASMO: o “incrocio”, dal nome della lettera greca (chi) per la sua forma, consiste nella disposizione sintattica degli elementi di due frasi in cui l’ordine delle parole sia invertito nella seconda frase rispetto alla prima
  es. “Uomini fummo e or siam fatti sterpi

a           b                   b‘           a’

es. “Cesare fui e son Giustiniano

a         b       b’        a’

es. “Qual fummo in aere e in acqua la schiuma

a                 b             b’           a’

es. “Fatto avea prima e poi era fattura

a                 b         b’             a’

es. “Quell’uno e due e tre che sempre vive

a                               b

es. e regna sempre in tre e due e uno

b’                       a’

CLIMAX: o “gradazione”, consiste nel disporre in scala crescente i termini di una enumerazione, in ordine di intensità espressiva. Se l’ordine è decrescente si chiama ANTICLIMAX
 

es. “A così riposato, a così bello/viver di cittadini, a così fida/cittadinanza, a così dolce ostello,/Maria mi diè…”

es. “…al ciel ch’è pura luce/luce intellettual pina d’amore;/amor di vero ben pien di letizia;/letizia che trascende ogni dolzore”

COBLAS CAPFINIDAS: figura retorica consistente nella ripresa dell’ultimo termine di una strofa come primo termine della strofa seguente
  es. “E par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare

(termine della strofa)

Mostrasi sì piacente a chi la mira…”

(inizio della strofa seguente)

es.   “L’anima mia che n’attendea conforto…

…partir la convene innamorata.

(termine della strofa)

Innamorata se ne va piangendo

fora di questa vita…”

(inizio della strofa seguente)

CONCINNITÀ: consiste nel disporre simmetricamente i membri corrispondenti di un periodo ai fini dell’eleganza e dell’armonia del discorso e dello stile letterario
 

es. “Più non ti dico e più non ti rispondo”

es. “La via è lunga e il cammino è malvagio”

es. “L’una era d‘oro e l’altra era d’argento;/pria con la bianca e poscia con la gialla/fece a la porta sì ch’i’ fui contento”

es. “Io fui uom d’arme e poi fui cordigliero”

es. “Qual sovra il ventre e qual sovra le spalle/… e qual carpone”

ELLISSI: o “mancanza”, consiste nella eliminazione dalla frase di una o più parole che la costruzione grammaticale richiederebbe, ma che non sono necessarie alla comprensione del testo, il quale acquista così carattere di concisione e incisività
 

es. “…e non fora giustizia/per ben letizia e per male aver lutto”

es. “Rispuos’io lui con vergognosa fronte”

es. “Molti li morti e i vivi parean vivi”

es. “… chè seggendo in piuma/in fama non si vien, né sotto coltre”

es. “La donna mia così; (parlò)”

ENALLAGE: figura retorica consistente nell’adoperare una forma grammaticale diversa da quella normalmente richiesta
  es. “E cominciommi a dir soave e piana”
ENDIADI: figura retorica consistente nell’esprimere un concetto accoppiando due elementi della frase di significato affine o di forma morfologica equivalente, spesso uniti dalla congiunzione
 

es. “E come li stornei ne portan l’ali/nel freddo tempo a schiera larga e piena

es. “Io e compagni eravam vecchi e tardi

es. “… O anima lombarda,/come ti stavi altera e disdegnosa/e nel mover de li occhi onesta e tarda!”

es. “Noi eravam tutti fissi e attenti /a le sue note”

ENUMERAZIONE: consiste nell’elencazione di termini coordinati fra loro sia per asindeto che per polisindeto. Se è ordinata per gradazione risponde al termine di CLIMAX, ma può essere caotica.
 

es. “Quivi le strida, il compianto, il lamento”

es. “Per che non pioggia, non grando, non neve,/non rugiada, non brina più su cade”

es. “Vedi l’erbette, i fiori, e li arbuscelli”

es. “Onde nel cerchio secondo s’annida/ipocresia, lusinghe e chi affattura,

falsità, ladroneccio e simonia,/ruffian, baratti e simile lordura”

ETIMOLOGICA FIGURA: figura retorica consistente nella ripetizione della stessa radice in parole diverse
 

es. “Ahi quanto a dir qual era è cosa dura/esta selva selvaggia…”

es. “E così chiusa chiusa mi rispose/nel modo che il seguente canto canta

es. “E dentro la presente margarita/luce la luce di Romeo”

es. “Fiorenza, fior che sempre rinovella”

IPALLAGE: figura retorica attraverso la quale si attribuisce una qualità o una proprietà che, sotto il profilo della logica, andrebbe attribuita a una parola vicina. La forma più comune di ipallage è il complemento di relazione
  es. “… Io vedea di là da Gade il varco/folle d’Ulisse…”
IPERBATO: dal greco “trasposizione”, è la figura retorica consistente nell’invertire l’ordine normale della catena parlata con interposizione di termini fra membri del discorso che normalmente sono uniti
 

es. “Alti terrà lungo tempo le fronti…”

es. “S’io ho ben la tua parola intesa”

es. “E menommi al cespuglio che piangea /per le rotture sanguinenti in vano”

es. “Non credo ch’a veder maggior tristizia/fosse in Egina il popol tutto infermo”

es. “… per intelletto umano/e per autoritadi a lui concorde/de’ tuoi amori a Dio guarda il sovrano”

IPOTASSI: organizzazione del periodo prevalentemente secondo un rapporto di subordinazione tra le proposizioni che lo compongono, con larga prevalenza di implicite e, quindi, modi indefiniti del verbo e di congiunzioni subordinanti che rendono il periodo lento e appesantito
  es. “Queste e più mirabil cose da lei procedeano virtuosamente: onde io pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni, acciò che non pur coloro che la poteano sensibilmente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: “Tanto gentile.”
OMOTELEUTO: figura retorica consistente nella ripetizione di sillabe omofone o parole di terminazione simile o uguale in una medesima frase
 

es. “Elli avean cappe con cappucci bassi”

es. “Come per acqua cupa cosa grave”

es. “Qual è colui che suo dannaggio sogna,/che sognando desidera sognare”

es. “Io sono amore angelico che giro/l’alta letizia che spira del ventre

che fu albergo del nostro disiro”

es. “Giusto giudizio da le stelle caggia”

PARONOMASIA: figura retorica consistente nell’avvicinare nella stessa frase due o più parole dal suono simile, ma dal significato diverso
 

es. “…perché fuor negletti/li nostri voti, e voti in alcun canto”

es. “I’ fui per ritornar più volte volto

PARATASSI: organizzazione del periodo prevalentemente secondo un rapporto di coordinazione tra le proposizioni, con larga prevalenza di esplicite e, quindi, di modi finiti del verbo e di congiunzioni coordinanti
  es. “<Io dico d’Aristotile e di Plato/e di molt’altri>; e qui chinò la fronte,/e più non disse, e rimase turbato”
PLEONASMO: utilizzo di parole non necessarie, superflue e talora stucchevoli (specialmente nell’espressione parlata) ai fini dell’espressione di un concetto
  es. “El par che voi veggiate, se ben odo…”
PROLESSI: anticipazione di un termine o un sintagma della subordinata nella frase principale. Enunciazione come contemporanea dell’azione in svolgimento di un fatto che invece è la conseguenza dell’azione stessa.
 

es. “Così tornò e più non volle udirmi”

es. “Più non dirò, e scuro so che parlo”

SINONIMIA: consiste nell’espressione della medesima idea, del medesimo contenuto con parole non aventi sostanziali variazioni di significato
 

es. “Che prende il figlio e fugge, e non s’arresta

es. “S’io avessi le rime e aspre e chiocce

es. “Testando e dando al testamento norma

es. “Deh, perché vai? Deh, perché non t’arresti?”

SOLECISMO:

figura di costruzione che normalmente si presenta come errore di morfologia o di sintassi, ma può anche costituire un procedimento di stile (ed è in questa funzione collocata nel presente repertorio di figure retoriche.
Può riguardare il numero, il tempo o il modo del verbo, usati volutamente in modo improprio nel costrutto della frase

 

costruzione a senso. es.   “E li occhi dice al cor: <Tu n’hai desfatti>” Guido Guinizzelli

uso del presente storico es. “La gente videro ch’egli era vivo” Boccaccio

uso del presente atemporale es. “Agli altri furfanti che frugavan la casa, dall’alto al basso, il terribile tocco fece la stessa impressione: si confondono, si scompigliano, s’urtano a vicenda” Manzoni

“Dopodomani devo venire anche per l’affare della gabella, e ne discorreremo” Verga

uso dell’infinito narrativo es. “Sonar brachetti, e cacciatori aizzare,

lepri levare ed isgridar le genti,

e di guinzagli uscir veltri correnti,

per belle piagge volgere e imboccare

assai credo che deggia dilettare

libero core e van d’intendimenti” Dante

ZEUGMA:

o “aggiogamento”, figura retorica consistente nel far dipendere più termini, che richiederebbero ciascuno il proprio verbo, da un unico predicato.
La figura contraria allo zeugma è la DISGIUNZIONE

 

es. “Parlare e lacrimar vedrai insieme”

es. “Di quel che udire e parlar vi piace,/noi udiremo e parleremo a vui”

es. “Si de la scheggia rotta usciva insieme/parole e sangue”

es. “Tu la vedrai di sopra (Beatrice), in su la vetta/di questo monte, ridere e felice”

es. “Decisero la guerra, cominciarono la guerra, vinsero la guerra.”

FIGURE DI PAROLA
 
ANTONOMASIA: significa “chiamare con un nome diverso” e, dunque, è la figura retorica consistente nella sostituzione di un nome proprio con un nome comune o una perifrasi e viceversa
uso di perifrasi

es. Ho studiato “il maestro di color che sanno” per: Ho studiato Aristotele

 

uso del patronimico invece del nome proprio es.

 

es.

 

“…Al Tidide pascerete i cavalli”

per: Diomede, figlio di Tideo

“Cantami, o diva, del Pelide l’ira funesta”

per: Achille, figlio di Peleo

Foscolo

 

Omero

uso del nome etnico invece del nome proprio es.

 

es.

“Vidi oltra un rivo il gran Cartaginese

per: Annibale

“Onde all’Anglo che tanta ala vi stese

sgombrò primo le vie del firmamento”

per: Newton

Petrarca

 

 

Foscolo

uso dell’epiteto indicante l’attività es.

 

es.

“Disse il cantor de’ bucolici carmi

per: Virgilio

“E tu prima Firenze udisti il carme

che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco…”

per: Dante

Dante

 

 

Foscolo

DENOMINAZIONE: consiste nell’attribuire a un personaggio o a una cosa un nome che ne significa un attributo o una qualità
  es. “…se in mano al terzo Cesare si mira”

per: Tiberio

Dante
  es. l’uso di Giuda per traditore, Venere per donna bellissima, Perpetua per pettegola, Babilonia per confusione, ecc.
IPERBOLE: “lanciare oltre”, consiste nella figura retorica che utilizza termini eccessivi. Molte volte è attenuata dal verbo al condizionale
  es. “A Ceperan, là dove fu bugiardo/ciascun pugliese…”

es. “Ma io sentì sonare un alto corno,/tanto ch’avrebbe ogni tuon fatto fioco”

LITOTE: figura retorica per mezzo della quale si esprime un’idea negando il suo contrario, con un effetto di attenuazione dell’idea stessa che avvicina l’espressione all’eufemismo
 

es. “…e voi non gravi

perch’io un poco a ragionar m’inveschi”

per: vi piaccia

es. “<Prima che ‘l poco sole ormai s’annidi>,

cominciò il Mantovan che ci avea volti,

<tra color non vogliate ch’io vi guidi

per: lasciate che mi arresti

METAFORA:

o “trasferimento”, figura retorica che sovrappone i campi semici (cioè i campi del significato) di due termini appartenenti a campi associativi diversi e talora assai lontani, fingendo di ignorare che tra i due termini vi è solitamente un solo tratto in comune. Può interessare sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi.
Nella metafora il passaggio di significato da un termine all’altro avviene per similarità.

 

es. “Nel mezzo del cammin di nostra vita

(a trentacinque anni)

mi ritrovai per una selva oscura

(in stato di peccato)

chè la diritta via era smarrita”

(lo stato di grazia)

es. “…Se ode squilla

che paia il giorno pianger che si muore

(che volge al tramonto)

es. “…<Io piovvi in Toscana,

poco tempo è, in questa gola fera>”

(io giunsi)

es. “Se li tuoi diti non sono a tal nodo

sufficienti, non è maraviglia;

tanto per non tentare, è fatto sodo!

(se le tue capacità non sono adeguate alla soluzione di tale problema, ciò non fa meraviglia, tanto a lungo il problema è stato trascurato, da farsi “sodo”, cioè difficile da sciogliere)

 

es. “Vedrai li antichi spirti dolenti

(i dannati)

ch’a la seconda morte ciascun grida”

(la privazione di Dio)

es. “Le fronde onde s’infronda tutto l’orto/de l’ortolano eterno…”

(le creature di cui si adorna tutto il mondo creato da Dio…)

 

quando nel linguaggio comune si ricorre ad una metafora per esprimere, senza finalità artistica, qualche cosa che non ha un proprio termine denotativo, questo tipo di metafora va sotto il nome di CATACRESI

Sono espressioni del linguaggio comune:

es. lingua di terra, collo di bottiglia, braccio di una poltrona, piede di un tavolo, denti di una sega, ecc.

METONIMIA: figura retorica attraverso la quale un termine viene sostituito con un altro avente con il primo rapporti di relazione o contiguità logica
la causa per l’effetto

es. “Di meraviglia credo mi dipinsi”

per: il mutamento del colore del viso

l’effetto per la causa:

 

 

 

es. “…alquanto del color cosperso

che fa l’uom di perdon talvolta degno”

per: la vergogna

es. “Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante”

per: la bocca

il concreto per l’astratto es. “E come a messagger, che porta olivo

per: la pace

es. “Or quando tu cantasti le crude armi

per: la guerra fratricida

il contenente per il contenuto es. “Chè il tempo saria corto a tanto sòno

per: lungo elenco di dannati

es. “Quella voglia a li alberi ci mena

che menò Cristo lieto a dir <Eli>

quando ne liberò con la sua vena

per: il suo sangue

l’autore per l’opera es. “Leggere Dante”

per: leggere la Divina Commedia

l’agente per gli atti es. “Non v’era giunto ancor Sardanapalo

per: lussuria e agi (a Firenze)

la città per gli abitanti es. “Fiorenza

si stava in pace sobria e pudica”

per: i Fiorentini

l’abitante per la città es. “Di quella valle fu’ io litorano

tra Ebro e Macra, che per cammin corto

parte lo Genovese dal Toscano

per: la Liguria dalla Toscana

la materia per il manufatto es. “Tosto che ‘l duca e io nel legno fui”

per: l’imbarcazione

il frutto per l’albero es. “Parvemi i rami gravidi e vivaci

d’un altro pomo

per: un altro albero

l’albero per il frutto es. “Allor che il gelso diventò vermiglio

per: le more bianche mutate in vermiglie

il popolo per la religione professata es. “E tai Cristiani dannerà l’Etiope

che poran dir li Perse a’ vostri regi”

per: i popoli infedeli

il luogo per chi l’abita es. “Non donna di provincie, ma bordello

per: meretrice

il santo protettore per la città es. “Ecco un de li anzian di Santa Zita!”

per: la città di Lucca

il genitore per il figlio es. “… e vidi com’ si move

circa e vicino a lui, Maia e Dione

per: rispettivamente Mercurio e Venere, loro figli

ONOMATOPEA: unità lessicali formatesi o accorpate allo scopo di imitare i suoni naturali
 

es. “Tin tin sonando con sì dolce nota”

es. “Correndo su per lo scoglio venire”

es. “Non fu tremoto già tanto rubesto/che scotesse una torre così forte”

SINEDDOCHE: “prendere insieme”, figura retorica simile alla metonimia, riguarda però la sostituzione di due termini che stanno tra loro in un rapporto di maggiore o minore estensione e quindi di quantità
la parte per il tutto

es. “Secando se ne va l’antica prora”

per: nave

es. “E quella fronte ch’a ‘l pel così nero/è Azzolino”

per: quella persona

es. “Ed ella mi disse: <Quando/per udir se’ dolente, alza la barba,/e prenderai più doglia riguardando>”

per: il viso

il tutto per la parte

es. “Ma quella folgorò nel mio sguardo/sì che da prima il viso non sofferse”

per: gli occhi

il genere per la specie

es. “O animal grazioso e benigno”

per: uomo

la specie per il genere

es. “Come le nostre piante, quando casca/giù la gran luce mischiata con quella/che raggia dietro a la celeste lasca”

per: Pesci (costellazione dei Pesci)

il singolare per il plurale

es. “Assai con l’occhio bieco mi rimiraron”

per: gli occhi biechi

es. “Li si vedrà la superbia ch’asseta,/che fa lo Scotto e l’Inghilese folle”

per: gli Scozzesi e gli Inglesi folli

il plurale per il singolare

es. “Quel dolce pome…/oggi porrà in pace le tue fami”

per: la tua fame

es. “Il padre con i figli suoi”

per: il figlio suo

un numero determinato per uno indeterminato

es. “Cotali in su la divina pasterna/si levar cento, ad vocem tanti senis,/ministri e messaggier di vita etterna”

per: innumerevoli

SINESTESIA:

“percezione simultanea”, tipo di metafora in cui si attribuiscono ad un oggetto delle qualità percepibili con sensi che non sono pertinenti a quell’oggetto.
Figura retorica consistente nell’associazione di due parole relative a sfere sensoriali diverse

 

es. “Io venni in loco d’ogni luce muto”

es. “Dolce color d’oriental zaffiro”

es. “Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo”

 
FIGURE DI PENSIERO
 
ADÙNATON: figura retorica che subordina al verificarsi di un impossibile fatto naturale, il verificarsi di un altro fatto che, ovviamente, viene ritenuto altrettanto impossibile
 

es. “Poscia tra esse un lume si schiarì/sì che, se il Cancro avesse un tal cristallo

l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì”

es. “Io sono Arnaldo che raccolgo il vento/e col bue vado a caccia della lepre/e nuoto contro la marea montante”

es. “E per esser vivuto di là quando /visse Virgilio, assentirei un sole/più che non deggio al mio uscir di bando”

es. “Ma ben ritorneranno i fiumi a’ colli/prima che questo legno molle e verde/s’infiammi, come suol far della donna,/di me…”

ALLEGORIA:

attribuzione al discorso letterale di un significato simbolico. Allegorie sono le parabole e le favole; in forma allegorica sono espressi i contenuti di opere didascaliche come la Divina Commedia e Le Roman De La Rose.
Si può anche dire che l’allegoria è una metafora continuata. Esempio tipico di allegoria dantesca è la mistica processione del Purgatorio, canto XXIX

es.

“Sotto così bel ciel com’io diviso,

ventiquattro seniori, a due a due,

coronati venien di fiordaliso…

Aprono la processione ventiquattro seniori che stanno per i ventiquattro libri e autori del Vecchio Testamento, coronati del giglio che personifica nel suo candore la fede degli agiografi ispirati dallo Spirito Santo
Vennero appresso lor quattro animali

coronati ciacun di verde fronda.

Nei quattro animali che seguono sono rappresentati i quattro evangelisti: S.Matteo, S.Marco, S.Luca e S.Giovanni, coronati della verde fronda, simbolo della perennità del messaggio evangelico
Ognuno era pennuto di sei ali;

le penne piene d’occhi…

I quattro animali hanno sei ali come i Serafini, gli angeli più vicini a Dio, per indicare la rapidità con cui il Verbo di Dio si diffuse tra gli uomini e gli occhi aperti tra le penne indicano la perfezione del Verbo che penetra e giustifica ogni cosa passata e futura
Lo spazio dentro a lor quattro contenne

un carro, in su due ruote, triunfale,

ch’al collo d’un grifo tirato venne…

Tra i quattro evangelisti sta il carro trionfale che rappresenta la Chiesa, il quale avanza girando sulle due ruote che simboleggiano il Vecchio e il Nuovo Testamento; ma anche la vita attiva e la vita contemplativa, ma anche i due massimi comandamenti di Cristo, l’amore di Dio e del prossimo. E il grifone che tira il carro, con il suo corpo di leone e la testa e le ali d’aquila, sta per Cristo nella sua duplice natura umana e divina.
…tanto salivan (l’ale) che non eran viste; Le ali del grifone tanto si innalzavano da non essere percepite dall’occhio umano e ciò significa che l’elemento divino tanto trascende quello umano da impedire alla ragione di comprenderne il mistero
Le membra d’oro avea quant’era uccello,

e bianche l’altre, di vermiglio miste…

L’oro, il bianco e il vermiglio che colorano il corpo del grifone simboleggiano la divinità di Cristo e la sua umanità che si conclude nell’opera della Redenzione per mezzo del sangue versato durante la passione e la morte sulla croce
Tre donne in giro da la destra rota

venian danzando; l’una tanto rossa

ch’a pena fora dentro al foco nota;

l’altr’era come se le carni e l’ossa

fossero state di smeraldo fatte;

la terza parea neve testè mossa;

Alla destra del carro, le tre donne danzanti impersonano le tre virtù teologali: la Carità nel suo bruciante ardore di fuoco; la Speranza verde come prezioso smeraldo; la Fede bianca come neve appena caduta
e ora parean da la bianca tratte,

or da la rossa; e dal canto di questa

l’altre toglien l’andare e tarde e ratte.

E le simboliche danze erano guidate a turno ora dalla donna bianca, ora dalla rossa, per indicare che la fede è la via dell’amore e che l’amore accresce in noi la fede. Il ritmo della danza è regolato dal canto della Carità che è la principale delle virtù e muove ad operare anche la Fede e la Speranza.
Da la sinistra quattro facean festa,

in porpora vestite, dietro al modo

d’una di lor ch’avea tre occhi in testa.

Alla sinistra del carro danzano altre quattro donne, sono le virtù teologali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, di porpora vestite, seguendo il passo di Prudenza i cui tre occhi stanno ad indicare la buona memoria del passato, la buona conoscenza del presente, la buona previsione del futuro
Appresso tutto il pertrattato nodo

vidi due vecchi in abito dispari,

ma pari in atto e onesto e sodo.

L’un si mostrava alcun de’ famigliari

di quel sommo Ipocràte, che natura

a li animali fè ch’ell’ha più cari;

mostrava l’altro la contraria cura

con una spada lucida e aguta,

tal che di qua dal rio mi fè paura.

E dietro il gruppo (nodo) delle sette donne, del carro e del grifone, ecco avanzare due vecchi, S.Luca e S.Paolo, i cui diversi abiti stanno ad indicare le diverse funzioni svolte: l’uno dedito alla salute fisica degli uomini, l’altro alla salute spirituale. L’uno (autore degli “Atti degli Apostoli”) dato a sanare le piaghe corporali degli uomini; l’altro (autore delle “Epistole”) dato ad aprire ferite spirituali colpendo le coscienze in errore con la spada della verità.
Poi vidi quattro in umile paruta;

e di retro da tutti un vecchio solo

venir, dormendo, con la faccia arguta.”

L’allegoria prosegue presentando gli altri quattro scrittori neotestamentari: le Epistole canoniche di S.Pietro, S.Giovanni, S.Giacomo e S.Giuda. Altri commentatori individuano nei “quattro in umile paruta” i dottori della Chiesa occidentale: S.Agostino, S.Girolamo, S.Ambrogio, S.Gregorio Magno.

E dietro di loro, il vecchio solo sta per l’Apocalisse di S.Giovanni Evangelista con cui si chiude la rivelazione cristiana. E così via…

ANTIFRASI: “significazione del contrario”, figura retorica con cui s’intende affermare proprio il contrario di quel che si dice e che ha solitamente una connotazione ironica o sarcastica
 

es. “Vieni a veder la gente quanto s’ama!”

per significare quanto si odia

es. “Io, che al divino da l’umano,/a l’eterno dal tempo era venuto,/e di Fiorenza in popol giusto e sano…”

per significare i Fiorentini ingiusti e corrotti

ANTITESI: figura retorica che accosta nella stessa frase termini o significati opposti o anche fortemente divergenti
 

es. “Ingiusto fece me contra me giusto”

es. “Non fronda verde, ma di color fosco,/non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti,/non pomi v’eran, ma stecchi con tosco”

es. “Noi ci rallegrammo e tosto tornò in pianto”

es. “…O buon principio/a che vil fine convien che tu caschi?”

es. “Non per far, per non fare ho perduto/a veder l’alto sol che tu disiri”

APOSTROFE:

sta per “volgersi altrove” e consiste nell’improvviso rivolgersi a persona presente o lontana o a cosa inanimata o a personificazione, con interruzione della forma espositiva del discorso.
Se contiene una preghiera si dice DEPRECAZIONE.
Se contiene minaccia o maledizione si dice IMPRECAZIONE o INVETTIVA

 

es. “O voi ch’avete li intelletti sani/mirate la dottrina che s’asconde/sotto il velame delli versi strani”

es. “Ahi, serva Italia, di dolore ostello…”

es. “Ahi, Pisa, vituperio delle genti…”

es. “Perché non reggi tu, o sacra fame/de l’oro, l’appetito dei mortali?”

es. “Ahi, Pistoia, Pistoia chè non stanzi/d’incenerarti sì che più non duri,/poi che in mal fare il seme tuo avanzi?”

es. “O sovra tutte mal creata plebe/che stai nel luogo onde parlare è duro,/mei foste state qui pecore o zebe!”

es. “Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,/chè ‘l velo è ora ben tanto sottile/certo che ‘l trapassar dentro è leggiero”

es. “Lettor, tu vedi ben com’io innalzo/la mia matera, e però con più arte/non ti meravigliar s’io la rincalzo”

COMUNICAZIONE: figura retorica consistente nell’invitare altri a dire il nostro concetto
  es. “Di’, di’ se questo è vero”
CONCESSIONE: figura retorica consistente nell’ammissione di un fatto per poi ritorcerlo sull’avversario
 

es. “S’ei fu cacciati, ei tornar d’ogni parte…/ma i vostri non appreser ben quell’arte”

es. “E io a lui: <S’i’ vegno, non rimango,/ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?>”

es. “<S’elli han quell’arte> disse <male appresa,/ciò mi tormenta più che questo letto./Ma non cinquanta volte fia raccesa/la faccia della donna che qui regge/che tu saprai quanto quell’arte pesa>”

es. “E l’idropico: <Tu di’ ver di questo;/ma tu non fosti sì ver testimonio…”

es. “S’io dissi falso, tu falsasti il conio”

DIALOGISMO: figura retorica consistente nell’introdurre nell’esposizione un dialogo fra due persone perché meglio siano espressi i loro sentimenti
 

es. “… e disse: <Chi se’ tu che vien anzi ora?>/E io a lui: <S’i’ vegno, non rimango;/ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?>”

Rispuose: <Vedi che son un che piango>,

e io a lui: <Con piangere e con lutto,

spirito maledetto, ti rimani…>”

es. “La miserella intra tutti costoro/pareva dicer: <Segnor, fammi vendetta

di mio figliuol ch’è morto, ond’io m’accoro>;/ed elli a lei rispondere: <Or aspetta/tanto ch’i’ torni; e quella: <Segnor mio>,/come persona in cui dolor s’affretta/<se tu non torni?>. Ed ei : <Chi fia dov’io,/la ti farà>; ed ella: <L’altrui benea te che fia, se ‘l tuo metti in oblio?>/ond’elli: <Or ti conforta; ch’ei convene/ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova:/giustizia vuole e pietà mi ritene>”

DUBITAZIONE: figura retorica consistente nel fingere di dubitare, nell’adozione fittizia della forma dubitativa
 

es. “<O Virgilio, Virgilio, chi è questa?/Fieramente dicea…”

es. “I’ mi ristrinsi a la fida compagna:/e come sare’ io sanza lui corso?/Chi m’avria tratto su per la montagna?”

ENFASI: figura retorica utilizzata per rendere pregnante un termine o un’espressione rendendoli solleciti di molti significati
 

es. “Faccian li Ghibellin, faccian lor arte/sott’altro segno…”

es. “Elitropico: <Tu di’ ver di questo:/ma tu non fosti sì ver testimonio/là ‘ve del ver fosti a Troia richiesto>”

es. “Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,/il luogo mio, il luogo mio, che vaca/ne la presenza del Figliuol di Dio,/fatto ha del cimitero mio cloaca/del sangue e della puzza…”

es. “Ed el gridò: <Se’ tu già costì ritto,/se’ tu già costì ritto, Bonifazio?…>/Allor Virgilio disse: <Dilli tosto:/non son colui, non son colui che credi!>”

EPIFONEMA: figura retorica consistente del concludere il discorso con una massima
 

es. “Temer si dèe di sole quelle cose/c’hanno potenza di fare altrui male,/de l’altre no, chè non son paurose”

es. “Noi andavam con li diece demoni:/ahi, fiera compagnia! Ma ne la chiesa/coi santi, ed in taverna co’ ghiottoni”

es. “…perder tempo a chi più sa, più spiace”

es. “Per lei assai di lieve si comprende/quanto in femmina foco d’amor dura/se l’occhio e ‘l tatto spesso non l’accende”

es. “…chè non fa scienza/sanza lo ritenere, avere inteso”

es. “…e però mal cammina/qual si fa danno del ben fare altrui”

es. “Camera di perdon savio uomo non serva,/chè ‘l perdonare è bel vincer di guerra”

ESCLAMAZIONE: consiste nell’esprimere in forma esclamativa un moto di stupore, di gioia, di dolore, di rabbia…
 

es. “O luce etterna, che sola in te sidi,/sola t’intendi e da te intelletta/e intendente te, ami e arridi!”

es. “Oh ignota ricchezza, oh ben ferace!”

es. “…Oh creature sciocche/quanta ignoranza è quella che v’offende!”

es. “Oh vana gloria de l’umane posse!”

es. “Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,/non la tua conversion, ma quella dote/che da te prese il primo ricco patre!”

es. “Maledetta sia tu, antica lupa,/che più che tutte l’altre bestie hai preda/per la tua fame sanza fine cupa!”

es. “O vendetta di Dio, quanto tu dei/esser temuta da ciascun che legge/ciò che fu manifesto a li occhi miei!”

EUFEMISMO: figura retorica consistente nell’uso di una perifrasi o di un termine più blando o vago o stilisticamente più elevato per attenuare il carattere troppo crudo o troppo offensivo di un’espressione o di una parola
 

es. “Com’io vidi un…/rotto dal mento in fin dove si trulla”

per significare rotto dal mento fino all’ano

es. “Se n’andò in pace l’anima contenta”

per significare che morì

es. “…le spregiate crete…”

per significare i vasi da notte

INCISO: figura retorica consistente nell’inserire in un periodo una breve frase che ha un senso a parte
 

es. “Già era, e con paura il metto in metro,/là dove l’ombre eran tutte coperte,/e trasparien come festuca in vetro”

es. “E certo il creder mio venia intero,/se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!,/che mi rimise ne le prime colpe”

es. “Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci/s’a la man destra giace alcuna foce”

IPOTIPOSI: figura retorica consistente in una descrizione resa con evidenza pittorica
 

es. “Mi venne in sogno una femmina balba/ne li occhi guercia, e sovra i pie’ distorta,/con le man monche, e di colore scialba”

es. “Ed ecco due da la sinistra costa,/nudi e graffiati, fuggendo sì forte/che de la selva rompieno ogni crosta”

es. “Questi si percotean non pur con mano,/ma con la testa e col petto e coi piedi/troncandosi co’ denti a brano a brano”

es. “Io vidi certo, e ancor par ch’io ‘l veggia,/un busto sanza capo…/e ‘l capo tronco tenea per le chiome,/pesol con mano a guisa di lanterna”

INTERROGAZIONE: figura retorica consistente nell’esprimere in forma interrogativa un’idea, per conferirle maggior vivezza e per attrarre l’attenzione
 

es. “Che giova ne le fata dar di cozzo?”

es. “Chi poria mai pur con parole sciolte,/dicer del sangue e de le piaghe a pieno/ch’i’ ora vidi per narrar più volte?”

es. “Che farem noi a chi mal ne disira,/se quel che ci ama è per noi condannato?”

es. “E se non piangi,/a che pianger suoli?”

es. “Se di là sempre ben per noi si dice,/di qua che dire e far per lor si puote/da quei c’hanno al voler buona radice?”

es. “Come saranno a’ giusti preghi sorde/quelle sustanze che, per dar mi voglia/ch’io le pregassi a tacer fur concorde?”

es. “Che val perché ti raccorciasse il freno/Iustiniano, se la sella è vòta?”

IRONIA:

o “dissimulazione”, figura retorica consistente nell’uso di espressioni da cogliere in senso contrario a quello letterale.
Violenta e amara si fa SARCASMO

 

es. “Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande/che per mare e per terra batti l’ale/e per lo ‘nferno il tuo nome si spande!”

es. “Atene e Lacedemona, che fenno/l’antiche leggi e furon sì civili,/fecero al viver bene un picciol cenno/verso di te, che fai tanto sottili/provedimenti, ch’a mezzo novembre/non giunge quel che tu d’ottobre fili”

es. “Or ti fa lieta, chè tu hai ben onde:/tu ricca, tu con paci e tu con senno!”

OSSIMORO:

figura retorica che accosta nella medesima espressione termini di significato opposto, contraddittorio; di solito la chiave di lettura è metaforica.
È una forza di antitesi affidata all’accostamento di due termini contraddittori.
Dal greco “acuto sotto un’apparenza di stupidità”

 

es. “Io riconobbi i miei non falsi errori”

es. “A maggior forza e a miglior natura/liberi soggiacete…”

PARADOSSO: “contrario alla comune aspettativa”, figura retorica che, apparendo a prima vista non vera, si ritiene, dopo attenta considerazione, almeno parzialmente valida
  es. “Per non perder pietà si fe’ spietato”
PERIFRASI: o circonlocuzione, figura retorica consistente nella sostituzione di un termine con un giro di parole, per evitare ripetizioni o l’uso di un termine troppo crudo (vedi EUFEMISMO)
  Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra

per significare: all’inverno

“Però se l’avversario di ogni male

per significare: Dio

“…u’ siede il successor del maggior Pietro”

per significare: il Papa

“…vuolsi così colà dove si puote

ciò che si vuole…”

per significare: così si vuole in cielo

“O tu che vieni al doloroso ospizio

per significare: l’Inferno

“I’ fui de la città che nel Batista

mutò il primo padrone…”

per significare: Firenze

Come la mosca cede a la zanzara

per significare: non appena viene la sera

“Disse il cantor de’ bucolici carmi

per indicare: Virgilio

L’aiuola che ci fa tanto feroci

per indicare: la Terra

“…là dov’io falsai

la lega suggellata del Batista

per indicare: il fiorino di Firenze

“La corata pareva e ‘l tristo sacco

che merda fa di quel che si trangugia

dove ‘l tristo sacco sta per l’intestino lercio e quel che si trangugia sta per cibo

PRETERIZIONE: figura retorica consistente nel fingere di tacere quanto in realtà si va dicendo
  es. “Della vituperevole vita, che menasti quando fosti giovane, direi, se fosse tempo o stagione. Anco mi taccio la codardia che facesti quando fosti gonfaloniere, e la ‘ngiuria che ti fu fatta quando fosti ben bastonato e fedito nel volto, perché non fa a questo fatto neente; ma ritorno a la materia che ho cominciato” (Guidotto da Bologna)
PROSOPOPEA: o personificazione, figura retorica consistente nel dar vita e parola a cose inanimate, a persone morte o lontane, a cose astratte
 

es. “Risposemi: <Non omo, omo già fui,/e li parenti miei furon lombardi,/mantoani per patria ambedui>”

dove chi parla è l’ombra di Virgilio

es. “Un dì venne a me Malinconia

e disse: <Io voglio un poco stare teco>”

dove a parlare è Malinconia

RETICENZA: figura retorica consistente nell’interrompere a mezzo il discorso lasciando però capire o affidando all’immaginazione ciò che non è espressamente detto
  es. “<Pur a noi converrà vincer la punga>,/cominciò el, <se non… Tal ne s’offerse>”
SIMILITUDINE: figura retorica consistente nell’istituire un rapporto di somiglianza tra immagini diverse attraverso un come o un altro avverbio di paragone
 

es. “E come li stornei ne portan l’ali/nel freddo tempo a schiera larga e piena,/così quel fiato li spiriti mali”

es. “Come d’un stizzo verde ch’arso sia/da l’un de’ capi, che da l’altro geme/e cigola per vento che va via,/sì de la scheggia rotta usciva insieme/parole e sangue…”

es. “Ellera abbarbicata mai non fue/ad alber sì, come l’orribil fiera/per l’altrui membra avviticchiò le sue”

es. “A noi venia la creatura bella,/biancovestito e ne la faccia quale/par tremolando mattutina stella”

es. “La faccia sua mi parea lunga e grossa/come la pina di S.Pietro a Roma”

es. “Come ‘l ramarro sotto gran fersa/dei dì canicular, cangiando siepe,/folgore par se la via traversa,/sì pareva, venendo verso l’epe/de li altri due, un serpentello acceso/livido e nero come gran di pepe”

SOSPENSIONE: figura retorica consistente nell’annunciare vagamente in anticipo, per attrarre l’attenzione, ciò che, ad attenzione ricevuta, si dirà poi chiaramente
  es. “<E portera’ ne scritto ne la mente/di lui e non dirai…> e disse cose/incredibili a quei che fier presenti”

es. “Io cominciai: <O frati, i vostri mali…>”

es. “… E ‘l dolce duca incominciava:/<Mantua…>”

es. “Qual è colui che cosa innanzi sé/sùbita vede ond’e’ si maraviglia,/che crede e non, dicendo <Ella è…non è…>,/tal parve quelli”

Fine dell’articolo
Autore: Giuseppe Piantoni
Trascrizione: Camilla Ronchi
Cura: Alessandro Ardigò

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