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Perché Matilde Serao oggi: non solo Napoli, non solo (anti)femminismo

"Cristina", di Matilde Serao, a cura di Simona Lomolino.
“Cristina”, di Matilde Serao, a cura di Simona Lomolino.

1. Le scrittrici e il canone
È in corso un vivace dibattito sul rinnovamento del canone letterario e sull’eventuale inserimento di scrittrici che fra Otto e Novecento si sono distinte per qualità di scrittura, attualità delle tematiche trattate e successo di pubblico e di critica, ma cui attualmente non viene riservata la considerazione che meriterebbero (ad esempio l’ADI-Associazione degli Italianisti ha dato vita al gruppo di lavoro “Studi delle donne della letteratura italiana” proprio per valorizzare l’apporto femminile nel campo della letteratura italiana https://www.italianisti.it/gruppi-di-lavoro/studi-delle-donne-e-di-genere-nella-letteratura-italiana/presentazione).
Fra le scrittrici meritevoli di una riscoperta, i nomi più accreditati sono Annie Vivanti, Grazia Deledda, Matilde Serao, Sibilla Aleramo, Anna Banti, Fausta Cialente, Maria Messina.
Il dibattito riguarda anche quali autori/autrici inserire nei libri di testo delle scuole superiori di secondo grado e ovviamente nei corsi universitari.
A tal proposito mi sembra opportuno richiamare l’attenzione su Matilde Serao, scrittrice poligrafa e prolifica, che ha segnato il clima culturale, giornalistico in particolare, a cavallo fra Otto e Novecento. A fronte di un considerevole successo nella prima metà del sec. XX, si riscontra oggi un minor interesse e una certa difficoltà a reperire edizioni aggiornate delle sue opere, se si eccettuano le più famose.

2. Matilde Serao: il suo tempo, la fortuna
Personaggio brillante e contraddittorio, dal carattere assertivo e capace di imporsi in qualunque ambiente, viene apprezzata da intellettuali italiani come Giosuè Carducci, Gabriele d’Annunzio, e Ugo Ojetti, e stranieri, come Edith Wharton, Henry James e Leo Spitzer, a testimonianza della sua importanza nella vita culturale coeva.
Luca Bani offre un quadro sintetico della fortuna dell’autrice (BANI 2012, pp. 169-186):

La definizione del reale contributo dato dalla Serao con i suoi scritti e con le vicende della sua vita professionale allo sviluppo dell’emancipazione femminile è una questione ancora aperta […] così come, più in generale, non ancora univoco è il giudizio sulla sua opera. Infatti, se da un lato la Serao conquista il giudizio parzialmente positivo di Benedetto Croce […], dall’altro pesa di sicuro la netta e totale stroncatura espressa da Renato Serra, che nulla salva dell’arte della napoletana perché l’accusa di essere prigioniera dei clichés tipici della letteratura commerciale di più infima fattura.

Alla sua attuale fortuna non ha giovato l’essere considerata “scrittrice dal colorito locale” o dagli esiti ineguali quanto a valore letterario, data anche l’ingente quantità di testi di varia natura di cui è autrice.
D’altro canto, la pluralità dei suoi interessi, l’attenzione ai risvolti sociali e alla questione femminile, l’impegno in campo giornalistico la rendono un personaggio interessante ancora oggi e forse non ancora adeguatamente studiato, soprattutto per quanto riguarda le opere degli ultimi anni della sua esistenza.
La sua opera più nota è Il ventre di Napoli, serie di bozzetti e articoli giornalistici scritti in occasione del colera che nel 1884 infuriò nella città, quando Depretis pronunciò la celebre frase “Bisogna sventrare Napoli” come antidoto all’epidemia e alla miseria. L’autrice, attraverso descrizioni rapide e aneddoti narrati con calorosa semplicità, offre una descrizione realistica e convincente del capoluogo campano. Il Paese di Cuccagna, per certi versi nato dal Ventre di Napoli, al quale lo lega un movente da romanzo storico analizza le tragiche conseguenze della mania del gioco del lotto – l’usura e la superstizione – attraverso personaggi tipici del mondo popolare napoletano che formano un vasto affresco sociale che a tratti fa pensare a Balzac.
Serao non aderisce a rigidi canoni letterari: il suo realismo, che talvolta inclina al verismo alla Verga, talvolta al naturalismo alla Zola, scaturisce dall’attenta osservazione di una realtà che ben conosce e non è mai disgiunto da una vena sentimentale. La sua è una cultura vasta, ma disordinata e non approfondita, disinteressata alle questioni puramente teoriche e orientata a un costante rapporto con il “vero”, da non identificarsi necessariamente con il verismo.

Matilde Serao, Il Ventre di Napoli, Rizzoli 2017.
Matilde Serao, Il Ventre di Napoli, Rizzoli 2017.

La critica ha tendenzialmente preferito la narrativa breve ai romanzi (BRUNI 1991, p. 91), anche se «una designazione univoca della narrativa breve di Serao è problematica. I suoi numerosi testi brevi sono stati variamente etichettati dall’autrice stessa: novelle, racconti, bozzetti, commedie pastelli, confessioni, leggende, fantasie, schizzi. Tra i titoli troviamo perfino mosaico e idillio. I criteri di distinzione tra l’uno e l’atro sottogenere non sono però esplicitati» (PAGLIUCA 2019, pp. 863-876).
Come già sottolineato, negli scritti di Serao non è facile individuare una ben definita posizione teoretica: talvolta sembra quasi che la sua vastissima produzione non abbia altro scopo che il piacere della lettura. Il legame con il verismo è tenue e non affonda in complesse ragioni artistiche o morali: il suo è un verismo anedottico e cronachistico, tutto impressione e colore, cui fa riscontro uno stile che tende a precipitare nel generico quando non aderisce con precisione alla realtà conosciuta. Proprio per l’assenza di implicazioni teoriche, il verismo della Serao è più opportunamente definibile come realismo.
La prosa di Serao, già indagata da Francesco Bruni (BRUNI 1985, pp. 475-533), pur nelle sue oscillazioni fra un testo e l’altro, è caratterizzata da descrizioni minuziose, ai limiti della tensione nomenclatoria, e dalla mescidanza di italiano standard e italiano regionale.
Ciò non deve però portare a una interpretazione limitativa dell’autrice in chiave regionalistica o femminile: come chiosa Patricia Bianchi, la copiosa e disordinata produzione della scrittrice partenopea andrebbe inquadrata nel contesto più generale della letteratura italiana del secondo Ottocento e delle letterature comparate.
Inoltre, l’autrice reinterpreta il genere della novella e del romanzo e più in generale le strutture della narrazione – è il caso de Il ventre di Napoli, che unisce il romanzo-denuncia al reportage di attualità – alla ricerca di nuove possibilità di comunicazione letteraria e giornalistica, in linea con le aspettative del pubblico contemporaneo.
Proprio la scrittura giornalistica, che la occupa dalla prima giovinezza all’ultimo giorno di vita, si configura come laboratorio di contaminazione dei generi e degli stili, con inaspettate aperture ai temi della modernità, ma sempre con un occhio di riguardo alla sua platea d’elezione, quella partenopea e quella femminile. La sperimentazione in ambito giornalistico si spinge fino alla scrittura pubblicitaria, con l’opuscolo Fascino muliebre, unita alla capacità di fare propaganda di sé stessa, ponendosi come opinion leader, forte del rapporto privilegiato con il suo pubblico.
Poco portata all’autobiografismo (se si eccettuano Terno secco e Scuola normale femminile), la sua scrittura è immersa in una realtà nota e osservata con trepidante e sincera partecipazione, ma anche istintivamente portata all’aspetto commerciale e alla dimensione popolare, come asserisce Umberto Eco, secondo il quale tali dimensioni confluiscono massimamente nelle vicende d’amore della borghesia, più che nei racconti di stampo verista.
Senza dubbio Serao è dotata di uno spiccato intuito commerciale, sia in ambito giornalistico che letterario, che la porta verso una comunicazione modernamente intesa; molte sue opere vengono tradotte in lingua straniera e in Francia riscuote un buon successo, a partire dal Paese di Cuccagna.
La ripresa degli studi critici negli anni Settanta, che deve molto ad Antonio Palermo, sta andando nella direzione del superamento della dicotomia fra prima fase verista e popolare e seconda fase decadente e aristocratica, considerando l’intera produzione come corpus unitario.

Matilde Serao, L'anima semplice, a cura di Simona Lomolino, Croce edizioni.
Matilde Serao, L’anima semplice, a cura di Simona Lomolino, Croce edizioni.

3. Matilde Serao, il femminile e il femminismo
Molto interessante è lo sguardo della Serao sull’universo femminile, protagonista e destinatario d’elezione delle sue opere. La scrittrice offre una panoramica vasta e variegata del mondo femminile: dalle serve alle maestre, alle telegrafiste, alle ballerine, fino alle borghesi e alle aristocratiche. L’autrice però denota una particolare sensibilità nel tratteggiare le figure della piccola borghesia; le trame dei suoi racconti Il paese di cuccagna (1891), La ballerina (1899), Fantasia (1883), La virtù di Checchina (1884), Il romanzo della fanciulla (1886) manifestano l’interesse della scrittrice per le questioni dell’identità di genere, del rapporto fra i sessi, dell’amicizia fra le donne, del loro lavoro e del ruolo di moglie e madre.
In particolare, la raccolta di cinque novelle Il romanzo della fanciulla – definite dalla stessa autrice nella Prefazione come “corali” per la mancanza di una vera protagonista – offre un ritratto articolato e organico della femminilità di fine secolo nei vari contesti sociali: troviamo infatti le impiegate, le studentesse, le zitelle, le madri, tutte accomunate da una impietosa “lotta per la sopravvivenza” di verghiana memoria e da un destino fatalmente doloroso, che ruota attorno al matrimonio.
Spesso i personaggi femminili non esprimono in modo palese i loro sentimenti e le loro emozioni, che la società tende a negare o anestetizzare, ma li rivelano attraverso comportamenti e indizi apparentemente trascurabili. Il destino comune di “vincitrici” e “vinte”, per rimanere nell’ambito della terminologia verghiana, è il dramma intimo e la sconfitta vissuta nell’ombra. Infatti, anche dopo avere raggiunto l’ambita meta, il matrimonio, non mancano dolori e amarezze, dovuti all’inconciliabilità delle leggi sociali con quelle naturali della passione. Si determina quindi una scissione interiore fra sentimenti e immagine sociale che porta i personaggi femminili ad agire in modo dissimulato o a rinunciare all’amore per non soffrire.
L’attenzione per tutte le sfumature dell’interiorità femminile è evidente in Fantasia, in cui la protagonista è affetta da quella che oggi chiameremmo anoressia ed è preda di stati d’animo conflittuali e inclini al misticismo e al narcisismo. Molto toccante nel suo stile secco e senza compiacimenti è Suor Giovanna della Croce, che narra di una anziana monaca costretta dall’abolizione del suo ordine a tornare alla vita del secolo, trovandosi immersa nello squallore e nella miseria, in una discesa agli inferi descritta con efficacia e partecipazione.
Dal punto di vista formale l’attenzione alle sfumature più recondite dell’animo femminile da parte della autrice, che spesso assume la posizione di narratore onnisciente, si esplica nella “psiconarrazione”, che fotografa pensieri e sentimenti così come si avvicendano nella mente del personaggio, e nel discorso indiretto libero con focalizzazione interna.
Come è noto, formalmente Serao si è sempre proclamata antifemminista, anche se le sue scelte lavorative, la sua personalità assertiva ai limiti del virile e l’empatia nei confronti dei personaggi femminili, spesso vittime più o meno consapevoli dei soprusi maschili, sono in stridente contrasto con quanto affermato a parole.
Serao da un lato mette in luce le dure condizioni di vita delle donne, dall’altro non crede al cambiamento: si dice infatti contraria all’attività lavorativa femminile – anche nella sua esistenza si è comportata in maniera opposta a quanto asserito, divorziando dal marito e assumendo incarichi direttivi in diversi giornali – al diritto di voto per le donne e al divorzio, entrando anche in polemica con le femministe del suo tempo, come Anna Mozzoni (AKERSTRORM 2013, pp. 95-101).
Ciò è dovuto probabilmente al fatto che la scrittrice operava in un contesto fortemente maschile e maschilista come quello del giornalismo e assumerne le posizioni le sembrava quasi naturale, oltre che conveniente. D’altro canto, difende il lavoro femminile, soprattutto se imposto dalla necessità, come quello delle serve, delle sartine, delle telegrafiste e delle telefoniste: e allora deplora a chiare lettere lo sfruttamento, i salari da fame e i compromessi cui spesso erano costrette queste povere donne.
A differenza dell’adorato marito Scarfoglio, non si appiattisce su posizioni guerrafondaie e colonialiste, anzi prova simpatia per le donne del popolo che tremano per la sorte dei loro figli o mariti mandati a combattere in Africa. Del resto, il patriottismo della scrittrice è stato sempre tiepido e di maniera.
Anche sotto questo punto di vista Serao dà prova di carattere e di autonomia di giudizio, in un contesto come quello di inizio Novecento intriso di aggressivo nazionalismo e ampollosa retorica risorgimentale.
Insomma, rileggere la Serao darebbe l’opportunità non solo di ricostruire il clima sociale e culturale dell’Italia dal post-Risorgimento al fascismo, ma anche di riflettere su questioni tuttora attuali quali il femminismo (e l’anti-femminismo di parte femminile), il disagio sociale e perfino le dipendenze, se ci è concesso annoverare fra queste il gioco del lotto.

Bibliografia

  • AKERSTRORM 2013= Ulla Akerstrorm Matilde Serao e la virtù delle donne, in Lingua e letteratura del Sud, gennaio 2013, pp. 95-101.
  • BANI 2012=Luca Bani, «L’assenza è un male necessario!». I libri di viaggio di Matilde Serao, in Spazi Segni Parole. Percorsi di viaggiatrici italiane, a cura di Federica Frediani, Ricciarda Ricorda, Luisa Rossi, Milano, Franco Angeli, Milano, pp. 169-186.
  • BRUNI 1985= Francesco Bruni, Sondaggi su lingua e tecnica narrativa del verismo, in AA. VV., Cultura meridionale e letteratura italiana, Napoli, Loffredo, 1985, pp. 475-533.
  • BRUNI 1991= Francesco Bruni, La scrittura della città nel «Ventre di Napoli», in Album Serao, a cura di Donatella Trotta, Napoli, Fiorentino, 1991, p. 91.
  • PAGLIUCA 2019= Concetta Maria Pagliuca, Forme e sostanze della psicologia femminile nella narrativa breve di Matilde Serao, in Critica letteraria, n. 185/2019, pp. 863-876.

Fine dell’articolo
Autrice: Simona Lomolino
Revisione: Alessandro Ardigò
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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