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Tra libri d’arte e poesia (2): l’«Officina del giorno dopo» di Matteo Totaro – intervista di Alessandro Ardigò

l ritratto di copertina è di Daniele Ferroni. Le foto in tipografia sono state scattate nel 2020 da Cristina Comparato; l’intervista è dedicata alla sua memoria.
ll ritratto di copertina è di Daniele Ferroni. Le foto in tipografia sono state scattate nel 2020 da Cristina Comparato; l’intervista è dedicata alla sua memoria.

Dopo l’intervista a Luciano Ragozzino, oggi, per la serie «Tra libri d’arte e poesia», andiamo a conoscere Matteo Totaro e la sua «Officina del giorno dopo». Professore di Lettere, bolognese di adozione ma cresciuto a Monte Sant’Angelo, nel 2017 ha qui deciso di avviare la sua «Officina» di libri d’arte. Già dal nome legata all’altra «Officina», la rivista fondata nel 1955 da Roberto Roversi, la tipografia di Matteo Totaro pubblica libri d’arte rigorosamente stampati a mano ed in caratteri mobili. L’ammirazione per questi «gioielli di carta» nasce inizialmente dal suo rapporto con lo stesso Roversi per poi prendere una strada autonoma e personale.
Molti sono i poeti con cui Matteo Totaro ha lavorato, come Vivan Lamarque, Premio Strega Poesia 2023, ma anche artisti come Alberto Casiraghy, perché, come afferma egli stesso «il libro d’arte di poesia è un incontro».
Buona lettura.

Alessandro Ardigò [AA]: Buongiorno Matteo, ci puoi raccontare come mai, come scrivi ironicamente tu stesso, l’«Officina del giorno dopo» nasce da una tua “pessima” idea?
Matteo Totaro [MT]: Oggettivamente bisogna essere un po’ matti per decidere di avviare oggi una tipografia in cui si stampa esclusivamente con caratteri mobili e torchi manuali. Io me lo posso permettere perché questa è la mia seconda attività, infatti “apro per ferie”. Tutto il materiale che utilizzo è stato recuperato negli anni in giro per l’Italia. Nella maggior parte dei casi ha necessitato di un grande lavoro di riordino e pulizia, a volte anche di un restauro vero e proprio. Per me che sono un maniaco dell’igiene non è mai piacevole visitare gli scantinati e le vecchie tipografie dove spesso questo materiale viene ritrovato dopo decenni di abbandono, ma la curiosità e la passione mi hanno spinto a superare questo mio limite e a lanciarmi anche in recuperi abbastanza estremi. Poi ci sono altre questioni, come la sostenibilità economica del progetto, la fatica fisica che comporta spostare materiali pesantissimi in piombo e ghisa, o ancora la reperibilità di alcuni pezzi meccanici; purtroppo non c’è nulla o quasi di nuovo in commercio, non puoi andare al supermercato a comprare un tirabozze come compri un cacciavite, quindi bisogna fare riferimento a una rete di collezionisti e amatori che come me sono alla continua ricerca di materiali tipografici. Insomma, un delirio…

Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020
Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020

AA: Quali sono le caratteristiche editoriali – collane, font, colori, formati – che fanno dell’Officina quella preziosità che è?
MT: Il cuore delle attività artistiche di Officina è senz’altro rappresento dalla collana “I Marenghi”, nata dal desiderio di restituire alla poesia un senso di segretezza e preziosità attraverso l’utilizzo di una veste grafica semplice, rigorosa, elegante. Ogni plaquette è stampata in maniera interamente artigianale su carte pregiate e in pochi esemplari; i testi sono composti con caratteri mobili e la legatura è realizzata a mano. I font vengono da una vecchia tipografia di Monte Sant’Angelo; l’idea del recupero e riutilizzo è fondamentale.
Accanto ai Marenghi, Officina propone laboratori di avvicinamento alla stampa tipografica e incontri con artisti e poeti a cui segue spesso la realizzazione di poster, biglietti, pieghevoli, cartoline. Questa seconda attività rappresenta forse l’aspetto più dinamico e ludico e viene perseguita in armonia con il principio di libertà che caratterizza tutte le attività proposte. Le collaborazioni e i legami d’amicizia che si stabiliscono esprimono la volontà di vivere l’esperienza artistica in modo “collettivo”, e spesso con la finalità non secondaria di coinvolgere direttamente nel progetto culturale la comunità di Monte Sant’Angelo.

AA: Chi sono stati i tuoi maestri da un punto di vista editoriale e in cosa ti hanno influito?
MT: Di sicuro dentro di me la prima scintilla è scattata dopo l’incontro con Roberto Roversi. Ho iniziato a interessarmi alle plaquette stampate in tipografia in tirature limitate dopo aver visto a casa sua degli esemplari di quelli che lui chiamava “gioielli di carta”. Poi ho conosciuto per caso alcuni tra i più grandi tipografi italiani, come Alberto Casiraghy, Luciano Ragozzino, Josef Weiss, Veronica Bassini, e ho deciso di trasformare un progetto editoriale che avevo avviato qualche anno prima con un amico in qualcosa di più strutturato e impegnativo; è nata così la collana “I Marenghi”, in cui l’influenza più diretta riscontrabile a livello grafico è sicuramente quella delle edizioni Pulcinoelefante.

Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020
Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020

AA: Cosa cerchi nei testi dei tuoi autori? E chi sono i “tuoi” autori?
MT: Come scrivo nella presentazione dei Marenghi: “La collana propone sia poeti emergenti che affermati, in armonia con il principio di libertà che caratterizza tutte le attività di Officina del giorno dopo. I testi selezionati, rigorosamente inediti e accompagnati sempre da un’opera grafica, intendono illuminare uno degli infiniti sentieri percorribili nella poesia italiana.” A volte le plaquette nascono da incontri fortuiti, come la prossima in uscita a maggio. Ho rivisto recentemente per caso, dopo tanti anni, Mariagiorgia Ulbar, amica di vecchia data e poetessa ormai affermata. È venuta fuori l’idea di fare un libretto insieme. Poi ad ArteFiera ho notato le opere di Flavio Favelli, un artista che avevo già apprezzato nell’edizione precedente del festival. L’ho contattato e gli ho proposto una collaborazione che ha accettato subito quando gli ho spiegato come lavoro e quali obiettivi mi prefiggo con la mia collana.

AA: Ci puoi raccontare qualche aneddoto?
MT: Ecco, a proposito di quanto dicevo prima, “della casualità degli incontri”… Qualche anno fa mi scrive su Facebook una donna interessata ai miei lavori. Mi chiede informazioni sul mio progetto che dice di apprezzare molto. Tralascia però (forse volutamente) di presentarsi come Rosemary Liedl, la moglie di Antonio Porta! Quando lo scopro le chiedo gentilmente un inedito del poeta scomparso nel 1989 che lei mi concede volentieri. Così è nato uno dei Marenghi più belli, da un incontro virtuale puramente fortuito.

Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020
Officina del giorno dopo, Cristina Comparato 2020

AA: Cosa differenzia, secondo te, la poesia veicolata dai libri d’arte dalla poesia che comunemente si può leggere sugli schermi luminosi dei cellulari?
MT: Come non mi stancherò mai di dire, con l’oggetto libro si stabilisce un rapporto estetico, oltre che funzionale. È un piccolo “gioiello di carta” se la realizzazione viene curata in modo totalmente manuale e con passione. E poi c’è l’aspetto più importante di tutti: quando incontrai Casiraghy fui colpito dal suo carisma incredibile ma anche dalla lucidità e dalla chiarezza con cui mi parlava del suo progetto editoriale. Mi disse che il libro assolve completamente al suo compito solo quando ci consente di incontrare un’altra persona; “il libro come incontro”, questo pensiero mi ha colpito.

AA: Ci sono delle iniziative a cui partecipi come «Officina del giorno dopo» e che consigli ai lettori di visitare?
MT: In Italia sono presenti diversi festival sulla grafica e sul libro d’artista, anche se non ce n’è uno specifico dedicato al libro prodotto esclusivamente con torchi tipografici e caratteri mobili. A chi vuole avvicinarsi a questo mondo consiglierei più che altro di visitare gli studi tipografici veri e propri o i musei che svolgono anche attività laboratoriali, come la Tipoteca di Cornuda in provincia di Treviso. Entrare in contatto diretto con i caratteri in piombo e in legno, con le macchine in ghisa, insomma sporcandosi le mani, è il modo migliore per apprezzare quella che in definitiva è una attività artigianale a tutti gli effetti. Alcuni anni fa è uscita per la Pendragon “Guida per bibliofili affamati”, un pratico manuale per girare l’Italia attraverso i percorsi della tipografia; lo consiglio a chi non sa da dove partire e necessità innanzitutto di un libro piacevole e “leggero” per entrare in questo affascinante universo.

AA: Grazie Matteo, a presto!
MT: A voi!

Per approfondire:

Pagina instagram: Officina del giorno dopo

Articoli:

  • P. Naldi, Quei versi inediti di Roversi nati sul pianerottolo di casa, in «la Repubblica», 14 aprile 2018.
  • M.G. Tavoni, Di un professore e di una private press. Maria Gioia Tavoni dialoga con Matteo Totaro, [articolo online] Insula Europea, febbraio 2021. Link:
    https://www.insulaeuropea.eu/2021/02/19/di-un-professore-e-di-una-private-press-maria-gioia-tavoni-dialoga-con-matteo-totaro/
  • M. Gatta, La private press di Matteo Totaro. Un’‘officina’ nel ricordo di Roberto Roversi, in «La Biblioteca di via Senato», anno XV, n°11, novembre 2023.
  • P. Coccia, Incontrando Roversi. Il lavoro operoso di Matteo Totaro, tipografo d’eccellenza, in «Alias. Inserto settimanale del Manifesto», anno XXVI, n°44, 4 novembre 2023.
  • E Masi, A. Randisi, Castelli di carta -repertorio delle edizioni a stampa, Edizioni dell’Angelo 2023.

Fine dell’articolo
Alessandro Ardigò

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