
Mentre l’estate si fa sempre più rovente e il surriscaldamento globale mostra la propria effettiva presenza, gli investimenti in armi per molti stati dell’Europa e del mondo si fanno sempre più “urgenti”, i ghiacci si sciolgono, gli aerei intasano il cielo e molti esseri viventi, anche umani, soffrono fino a morire nella sostanziale indifferenza generale, ebbene, in questo contesto apocalittico dannatamente reale ho trovato un’inattesa oasi di pace nella contemplazione di un libro senza parole, con sole fotografie in bianco e nero, e scarsissima presenza umana: l’edizione dedicata dalla casa editrice francese Actes Sud al fotografo finlandese Pentti Sammallahti (Helsinki, 1950) pubblicata nel 2025 nella collana dedicata alla fotografia PHOTO POCHE.
L’esile volume dal titolo Pentti Sammallahti presenta l’introduzione in lingua originale francese di Gérard Macé Une pensée en image, già pubblicata in traduzione italiana, Un pensiero in immagini, nel volume del 2016 Pentti Sammallahti per la casa editrice Contrasto, collana FotoNote.
Il volume francese del 2025 è stato pubblicato in occasione della mostra dedicata al fotografo finlandese allestita ad Arles presso lo spazio La Croisière, gestito dall’Association du Méjan,visitabile fino al 4 ottobre 2026 e curata da Sammallahti stesso e dalla fotografa francese Géraldine Lay.

Anche nell’edizione del 2025, come in quella italiana del 2016, sono presenti in fondo al volume una Biografia del fotografo e una Bibliografia comprensiva delle sue mostre personali e collettive. Il volume del 2025 contiene però alcune fotografie diverse rispetto a quelle dell’edizione italiana del 2016 e di grande impatto visivo.
Le immagini sono in totale 65, ciascuna nella pagina destra (a parte alcune fotografie panoramiche che occupano entrambe le pagine, ma prevale la scelta di disporle comunque sulla pagina destra, talvolta in senso verticale), mentre la sinistra è bianca e riporta in basso il numero progressivo della fotografia, con il luogo e la data di scatto.
Molte fotografie sono state scattate tra Russia e Finlandia, dagli anni Settanta agli anni Duemila, ma la geografia è davvero ampia, spaziando dall’Italia, con fotografie di rara bellezza scattate nel Cilento e in Sicilia, al Regno Unito, alla Polonia, passando per Turchia, Namibia, India, Nepal, Giappone e Repubblica di Corea, in un elenco non esaustivo.
Ciò che colpisce chi, anche non esperto di fotografia, sfogli questo libro è l’uniformità del linguaggio visivo, in cui gli animali occupano uno spazio centrale nel paesaggio, lo abitano in modo coerente con la loro natura di esseri liberi, in armonia con l’ambiente circostante e anche con l’uomo. Gli animali, infatti, popolano paesaggi naturali, ma anche strade, villaggi e città, li animano e li restituiscono a una sorta di spirito primordiale, autentico ed essenziale, uniformando con la propria stessa presenza di esseri viventi l’elemento antropico a quello naturale in un unico scenario brulicante di vita e di pace.
Gli spazi tipici di Sammallahti, com’è facile cogliere da una rapida visione delle sue fotografie più famose, sono i paesaggi innevati dell’Europa del nord, tra Finlandia e Russia.
Tutte le fotografie sono in bianco e nero, a restituire un uniforme e armonioso «universo da fiaba», nella perfetta definizione di Gérard Macé. È proprio questo aspetto che mi ha affascinato del volume di Sammallahti: l’impressione che dietro ciascuna fotografia si possa immaginare una fiaba, realistica e naturalmente magica, ovvero senza nulla né di costruito o artificioso e nemmeno di voyeuristicamente assimilabile al reportage, genere che è particolarmente in voga negli ultimi anni sia tra fotografi che tra scrittori. L’impressione è quella di immagini che immortalano attimi straordinari di perfezione di un mondo perduto, lontano, come la stessa idea di pace, che solo tra gli animali è un dato naturale e una condizione immortale.
Molte fotografie si caratterizzano per la presenza di cani, che il fotografo ha immortalato in composizioni geometriche precisissime, a comporre simmetrie con gli umani, le strade o gli elementi antropici presenti (come un’automobile, una grande motoslitta, le abitazioni ricoperte di neve, una città ancora deserta).
I cani sono sempre liberi, interagiscono tra loro e con gli uomini, vivono nel loro essere naturale, senza alcuna forzatura o costrizione.
Leggere queste fotografie, calarvisi dentro, ammirare il gioco tra azione e stasi degli animali stessi, riconoscere le mute corrispondenze tra umani e animali nel gioco di sguardi verso l’obiettivo o un elemento della scena; tutto ciò trasmette pace, serenità e fa viaggiare con l’immaginazione a quegli istanti di vita quotidiana in luoghi lontani in cui il tempo sembra sospeso.
Talvolta gli animali sono, dunque, soggetti dinamici, ritratti nella loro quotidiana interazione con l’uomo e gli spazi da lui modificati, altre volte sono invece gli assoluti protagonisti di una scena interamente naturale, mostrandosi in tutte le loro potenzialità rivelatrici di una sorta di miracolo naturale di cui sono portatori.
L’abilità del fotografo in queste immagini si esalta nel cogliere gli animali al centro della scena avvolti dalla luce naturale che li fa risaltare rispetto allo sfondo d’ombre, siano presenti altri animali, monti o vegetazione: è così che spiccano in tutta la magica bellezza della natura al centro della fotografia un coniglio selvatico, un cavallo o un gruppo di fenicotteri.
L’atmosfera da fiaba viene data anche dalla presenza di corvi che compiono azioni di astuzia (si veda la foto 5, con didascalia Duffryn, pays de Galles, 1995) e soprattutto di bambini, per esempio nella meravigliosa immagine 11 del volume 2025, con didascalia Finström, 1981, in cui sotto un grande albero spoglio, nel paesaggio innevato della Finlandia, una bambina con cappotto, cappuccio e berretto cammina preceduta dal proprio cane (rigorosamente libero) dirigendosi verso il margine destro della fotografia, per una passeggiata che vorremmo poter proseguire con loro, immergendo gli stivali nella neve.
Ecco.
Naturalezza e libertà, sia negli umani, sia negli animali, sono i due elementi che a mio avviso caratterizzano dal punto di vista semantico le immagini del fotografo, lasciando l’analisi della sua maestria tecnica agli esperti di fotografia o a chi potrà visitare la mostra per apprezzare anche la qualità di stampa per cui è noto Sammallahti.
Non mancano fotografie con soggetti solo gli esseri umani, in genere colti in condizione di miseria e sofferenza, che affrontano con dignità le asprezze della vita, anche in ambienti diversi da quello nordico delle nevi e dei ghiacci.
Immagini che testimoniano l’umanità e l’attenzione del fotografo per il dato umano e il suo sguardo sul sociale; ma non è in queste, io credo, che risiede la magia del fotografo finlandese, il quale ha trovato nell’equilibrio tra animali, umani e paesaggio la propria formula perfetta di «poeta trasformato in fotografo» (Gérard Macé).
Per far viaggiare l’immaginazione, per immortalare certi quadri di vita, le parole non sono sufficienti, anzi, sono superflue, ed è in questo che risiede la vera forza della fotografia: nel nutrire il nostro sguardo e la nostra mente, senza altro che la propria essenza manifesta di luce e forme.
Fabio Delucchi
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Alcune immegini di questo libro mi hanno indotto ad immaginare un mondo non più dominato dall’egoismo e dalla perfidia umana, un mondo dove gli animali vagano liberi e l’esistere regolato dal nulla e non sottomesso al lavoro o all’assuefazione di un pensiero dominante. In fin dei conti l’essere umano ha portato schiavitù e lavoro annullando o limitando la libertà di vivere o di sognare.
Grazie di cuore per il commento e per aver condiviso il suo pensiero 🙂